Food » Cap’alice: storie di vini e vigne

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Immaginate un territorio, tra Macerata e Ancona,  che somma a colline verdi l’aria di mare, fatto di piccoli paesi caratteristici.

Metteteci poi un produttore (Fabio Marchionni) che dopo la laurea in enologia e i viaggi di lavoro all’estero, ricerca le sue radici dedicandosi alla produzione del verdicchio di Matelica nella quale converge le esperienze contadine del luogo ed i saperi maturati personalmente in seguito al confronto con realtà di altri paesi.

E avrete così il Verdicchio di Matelica, protagonista giovedì 19 gennaio (a partire dalle ore 20) a Cap’alice, nell’ambito di Storie di Vino e Vigne, in degustazione verticale con le  annate 2006 – 07 – 12 – 13 – 14 – 15.

A raccontare il vino sarà appunto Fabio Marchionni, insieme a Marina Alaimo, ideatrice di questa serie di eno-incontri alla quarta edizione, al quale seguirà una cena.

Ma cos’è una verticale? E’ una roba per gastrofighetti o va bene anche per gli appassionati? E’ una serata adatta ai bevitori o anche ai (quasi) astemi? Mettere il naso in un calice di vino è davvero inebriante? Quanto si comprendono le differenze da vino a vino di uno stesso tipo se non sono un esperto?

Ecco, a tutte queste domande, rispondo dopo queste bellissime foto, che si riferiscono all’ultima serata di Storie di Vino e Vigne a cui ho partecipato:

Una verticale è una degustazione di 6 vini della stessa tipologia, in differenti annate e, a volte, di differenti produttori.

Le uve e i territori sono gli stessi ma il vino è diverso a seconda del tempo di invecchiamento, o anche di piccole differenze territoriali rispetto alle zone di produzione.

Mettere il naso in un calice è una bellissima esperienza: dopo un iniziale spaesamento, chiudendo gli occhi vi farete guidare ciecamente dai sensi e scoprirete di annusare davvero profumi di fiori, frutta, spezie che vi riporteranno a paesaggi immaginati, o lontani.

Non è una roba solo per appassionati: è una coccola, un piccolo viaggio, alla portata di tutti; non si beve “tanto” e quindi non occorre essere “abituati” a farlo per “reggere” una verticale. (Affermazione testata sul marito semi-astemio). E’ come un massaggio, una gita fuori-porta, un libro nuovo: un piccolo piacere da concedersi ogni tanto.

In particolare, con Storie di vigne e vino a Cap’alice c’è anche l’opportunità di fare questa esperienza in luogo napoletano “moderno”, dove ci sono ancora gli osti, ma senza l’invadenza un pò pesante di certe trattorie “di una volta”. I piatti proposti in abbinamento rivelano la mano felice e l’equilibrio tra passato e futuro che caratterizzano questo bel posto al centro di Napoli, una chicca per cultori.

Un’ultima cosa: i costi di una serata così organizzata sono abbordabili, ampiamente, a chiunque. Avvicinatevi al tavolo e al vino senza timore: Marina e i suoi “esperti” sapranno condurvi per mano, verso il mondo del vivo.

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