Food » Dolci di Natale all’Hotel Romeo: Molino Caputo è la farina dei dolci stellati campani

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L’evento i “Dolci di Natale tra tradizione e innovazione” si è svolto all’Hotel Romeo alcuni giorni fa, ma l’ho tenuto in serbo per parlarne oggi, giornata “stellare” per la pubblicazione della Guida Michelin 2016, che continua a far parlare di sé, come quelle belle donne al cui fascino si dichiarano tutti immuni e poi stanno sempre lì a guardarle.

Ma non divaghiamo: l’evento è stato interessante per la presenza -appunto- degli chef di ristoranti stellati che realizzano dessert diversi sia dalla pasticceria classica che da quella moderna. Per me che sono un’appassionata, ma non una frequentatrice di ristoranti stellati, è stata una grande, grandissima opportunità -della quale ringrazio Carmen Davolo e Antimo Caputo- per interfacciarmi con una pasticceria diversa, di chiara ispirazione francese – il tema era la Francia di Carolina Bonaparte- con molta progettualità e costruzione del piatto.

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Tuttavia, la pasticceria regionale del Sud – da Sabatino Sirica con i nostri roccocò – mostrava di essere meravigliosa e senza tempo in ogni caso.

Non sono un’esperta e non ho probabilmente tutti gli strumenti nè conoscitivi, nè gustativi per giudicare dolci in alcuni casi complessi: la pasticceria è una scienza, oltre che un’arte e un palato allenato ed educato in tal senso, scova retrogusti e sapori che il mio probabilmente non sa riconoscere. Fatte le debite e umili premesse, parliamo dei dolci “stellati”: il dolce che ho preferito in assoluto è stato quello di Vincenzo Guarino, Gran Hotel Angiolieri, per la precisione dei sapori, il gioco di consistenze e la frescezza degli agrumi.

In un’ideale classifica, dopo ho inserito il dolce di Pasquale Palamaro di Ischia “3 per te”: la mela era interpretata splendidamente, la liquirizia finale- che io amo-, le varie consistenze e dolcezze…un tocco splendido.

Il dolce che più mi ha colpito è stato quello di Gennarino Esposito- Carmine di Donna della Torre del Saracino: il tartufo finale, il gelato all’olio di oliva…un dolce splendio se non fosse per il cilindro di meringa, che personalmente non mangio.

Ancora, la chef patisserie Tonia Centoducati della Maison ha portato un Omaggio alla Francia molto bello, con il biscottino a forma di puzzle che ricordava che i dolci sono comunque un retaggio dell’infanzia, del gioco, delle feste.

Il dolce più bello era quello di Antonino Maresca: prima chef patisserie de Il Mosaico con Nino di Costanzo, ora pasticcerie indipendente; ho sempre ammirato le sue creazioni e devo dire che l’assagio -anche del panettone- ne ha confermato classe, sostanza e gusto.

I dolci stellati si chiudevano con Peppe Stanzione de Le Trabe di Paestum, con un clafoutis di mele annurche che mi ricordava le mele cottte di bambina.

Nessuno di questi dolci e ra veramente dolce: erano un piatto completo, un gioco di cremosità, temperature diverse, consistenze varie, spezie o sapori particolari tenuti in equilibrio delicato.

Poi i dolci “moderni” ma piacioni: a me ha colpito molto la brioche di Galileo Resposo, del ristorante Asola di Milano che ha portato una “brioches” con crema al limone e ricotta di bufala, che non è piaciuto a tutti e che invece a me ha letteralmente stupito. Io, che nona mo le brioche, che non preferisco questo genere di dolci, sono rimasta avvolta nel sapore burroso ma fresco.

Poi la buona torta allo champagne di Palazzolo, che è pasticciere rinomato anche fuori dalla sua Sicilia, dalla quale ha portato anche il tradizionale buccellato

l’ottima torta ai lamponi di Sal de Riso,e i suoi pluripremiati panettoni;

il Croquembouche alle castagne di Aniello di Caprio, della scuola Dolce e Salato.

Completavano il buffet di dolci la cassata di Salvatore Varriale,

il cioccolato e i macaron di Stella Ricci.

La serata è stata accompagnata da uno splendido beverage di bollicine e dall’atmosfera lussuosa e ipermoderna dell’ Hotel.

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