Food » Il Marchese a S. Giorgio a Cremano sperimenta la pizza rigenerata

Oggi vi racconto di un assaggio “privato” e graditissimo: la pizza “rigenerata” di Antonio Esposito de Il Marchese di San Giorgio a Cremano.

Tutto è nato da questo post di Luciano Pignataro a cui io ho risposto da pizza-lover in quarantena. Antonio, che conoscevo solo di vista, mi ha raggiunto subito con un invito spontaneo: “vuoi provare la mia pizza refrigerata?”

Ed eccomi qua a raccontarvi questa novità.

Ma partiamo dall’inizio.

Dal 12 marzo siamo “in astinenza”: per ordini superiori sono state chiuse tutte le attività di ristorazione di conseguenza anche le consegne a domicilio sono state sospese e anche se io 27 aprile, tra qualche polemica, riprenderanno, sappiamo tutti che il delivery NON può essere una strada sostenibile e remunerativa per molti.

Noi napoletani pero non ci perdiamo d’animo e a casa ci siamo dati da fare siamo diventati tutti pizzaioli, o meglio chimici dell’impasto con lievitazioni anche di 48 ore e cotture semi perfette. Nessuna, però somiglia veramente alla pizza di pizzeria.

Antonio Esposito e suo fratello, titolari e pizzaioli del del “Ristorante-Pizzeria il Marchese” a San Giorgio a Cremano, hanno avuto una bella idea: un impasto che una volta pronto di maturazione viene cotto, abbattuto e successivamente riscaldato a casa dal cliente per 3-4 minuti nel proprio forno.

E cosi l’altro giorno ho avuto l’onore di assaggiare questa pizza “refrigerata”, per ora solo una prova, ma che potrebbe divenire una realtà. La pizza é arrivata nel cartone con  il sigillo anti effrazione (altra invenzione di Antonio Esposito) confezionata in un involucro trasparente, ho acceso il forno di casa mia, l’ho messa sulla griglia per ultimare la cottura. A quella bianca ho aggiunto mozzarella, olio e prosciutto crudo, a quella rossa mozzarella e olio e basilico.

L’impasto era buono soffice e lievitato, l’odore quello di una pizzeria. Il pomodoro può ancora migliorare, forse si può ancora migliorare le istruzioni per una buona cottura nel forno di casa, ma nel complesso il prodotto regge la prova e avrà un rapporto qualità-prezzo conveniente.

Ovviamente non regge il paragone con una pizza appena sfornata ma  risulta sicuramente migliore di quella consegnata a casa dopo una ventina di minuti dal ragazzo della pizzeria.

E poi l’impasto è quello di un pizzaiolo vero e l’idea di far partecipare mio figlio all’ultima fase mi ha convinto, l’ha resa un momento conviviale.

Ringrazio Antonio per avermi resa partecipa di questa bella proposta per soddisfare la voglia di pizza. Da lunedì si ritorna alla consegna a domicilio, ma questa idea potrebbe moltiplicare i canali di vendita delle pizze ed essere un’innovazione made in Naples, come già avevano intuito Ramirez con A pizza e sta facendo (ottimamente) Giuseppe Maglione ad Avellino.

Bravo Antonio!

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