Food » Isola del Sorriso: il racconto di una cena indimenticabile

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All’hotel Elisabetta di Lettere della famiglia Di Martino Angela Merolla ha organizzato una cena di beneficenza, a favore della casa famiglia Isola del Sorriso di Lettere.

Una cena “buona”, quindi, in ogni senso. Ma parliamo prima del menu: abbiamo iniziato con aperitivo di benvenuto, fingerfood in piedi, nella hall dello splendido hotel che si affaccia maestoso sul panorama che si gode dall’alto di Lettere: al di sotto il Castello illuminato, intorno il verde agro nocerino sarnese, la Campania Felix, ed infine, di fronte, il mare.

I finger food erano belli e gustosi, dal gusto verace e dall’aspetto pulito, limpido, come la piscina dell’hotel o il bell’arredo dalle linee essenziali e i toni del bianco. Abbiamo degustato:

polpettine di braciole al ragù, calzoncini alla ricotta fritti, tarallo di Agerola con burro e alici,

poi salsiccia e friarielli

e frittatina di maccheroni

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Ad accompagnare tutto questo il Panettiello di Filippo Cascone, un incrocio tra panettone e casatiello che mi aveva fatto conoscere la mia amica Nunzia Gargano e che mi ha letteralmente conquistato fin dal primo boccone, anni fa, con la scioglievolezza dell’impasto ben lievitato e tutto il sapore deciso del nostro tradizionale casatiello pasquale.

Poi siamo saliti al primo piano e siamo rimasti ammirati dalla bella sala e dalla mise en place curata; la presenza dei partner AIS, Delegazione Comuni Vesuviani e Penisola Sorrentina e l’Azienda Agricola Salera.

E così, con un Fiano IGP colli di Salerno 2016, di Casula Vinaria, abbiamo assaggiato l’antipasto ad opera degli chef Michele De Leo e Giovanni Ripa (il primo in forze da cinque anni al Rossellini’s di Ravello, oggi presente nel web con la notizia che lascia il ristorante stellato di palazzo Avino; il secondo chef del Sun’s Royal Park di Caserta):

Uovo 65°, ovvero uovo cotto a 65 gradi con crema di fave secche, cicoria selvatica, spuma di ricotta salata e polvere di tarallo.

Abbiamo proseguito col primo: Risotto Omaggio a Marchesi nell’Innovazione Oro e Zafferano, in abbinamento con il greco di Tufo di Cantine Cenerazzo, che è un vino che adoro.

Il risotto è stato dedicato dagli chef Giovanni De Vivo (che è stato successore di Di Costanzo all’Hotel Terme Manzi) e dal resident chef dell’Hotel Elisabetta Ciro Campanile al Maestro della Cucina Italiana recentemente scomparso Gualtiero Marchesi. Quindi un risotto all’onda, con una foglia di oro commestibile. Come ho raccontato durante la cena, da bambina sbirciavo i giornali di mia mamma, che leggeva La Cucina Italiana e ricordo benissimo di quanto si parlava ciclicamente di questa ricetta, che ha rivoluzionato la cucina italiana.

Il secondo è stato il mio piatto preferito: guancia di vitello con zuppetta di fagioli di Controne e scarolina, aria di birra e croccante di Panko con un primitivo del Salento, annata 2015 in abbinamento.

La Guancia, superbamente preparata dallo chef Peppe Aversa de Il buco di Sorrento e dallo chef Antonio Tecchia, che ha da poco iniziato una bella avventura al San Cristofaro di Ercolano, struttura che spero di visitare presto, essendo nelle mie zone vesuviane. Fagioli e scarole: anche questo un ricordo d’infanzia, quando questo abbinamento (che oggi adoro) mi faceva storcere il naso e venivo ammonita dai “grandi” che “un domani” avrei capito. Temo che il domani sia arrivato e che devo davvero essere cresciuta: oggi adoro i legumi in abbinamento con le verdure!

Infine un predessert con i cantuccini con crema al limone preparati dal mastro fornaio Fioretti e il tempo di fare qualche foto a un gruppo di cuochi così eterogeneo eppure così coeso, autenticamente amico e rispettoso di stili e tradizioni altrui, pronti ad amalgamarsi.

Il vero spirito di una casa famiglia, quello dell’affetto e del recupero era già incarnato dal clima familiare presente in cucina, dove non regnavo stelle o arie ma amicizia e affetto.

Infine, il Dolce, che ha chiuso in sequenza ciclica questa bella cena: iniziata con una passeggiata (salta) a Napoli, tra ragù della domenica e frittatine di pasta, si è chiusa con una camminata in Costiera, nel meglio dei dolci della Divina, realizzati dal Maestro pasticciere Alfonso Pepe.

Il dessert era infatti composto da babà al limoncello, delizia al limone con salsa alle fragole scorzette di agrumi candite al cioccolato fondente, torta ricotta e pere.

Che bella opportunità quella di fare del bene assaporando il buono!

 

 

 

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