Food » Macellegria: la steak house che non dovete perdervi!

Macellegria è proprio quello che ti aspetti dal nome: un’allegra macelleria. Solo che qui oltre a vendere un’ottima carne, proveniente soprattutto dal potentino e dall’Appennino lucano, qui si cucina anche, sia sulla griglia, con una bracista donna, che in cucina, coccolando la carne.

Macellegria ha importato a Napoli, ben 5 anni fa, quella che oggi è una tendenza e una moda: quella delle bracerie dove la carne la vedi al banco, la scegli e te la fai cucinare. L’intuizione di Donatella Bova è stata quella di importare un format che aveva conosciuto in Puglia, dove esiste la tradizione dell’ “arrusti e mangi“, ovvero le braci allestite in strada. Donatella, che in Puglia era finita perchè è stata una calciatrice professionista, ha così deciso di aprire un posto carino, a Fuorigrotta, che fosse macelleria e braceria, ma anche vera e propria cucina di carne, dove si preparano un rivisitato soffritto, la genovese, e i buonissimi contorni, alcuni dei quali abbiamo potuto provare in un pranzo festoso dove si celebravano proprio i cinque anni di Macellegria.

Il calcio è un filo rosso che lega Donatella, la carne e il locale, che infatti è tra i più amati dai calciatori del Napoli.

Il perchè, è presto detto: un menu ricco, vario, pensato per tutte le tasche e per tutti i gusti e le esigenze. Da Macellegria possono mangiare, infatti, anche i celiaci, che hanno braci a loro delicate e fuori trovano posto anche i cani, che qui possono sempre approfittare di una ciotola d’acqua.

Ma veniamo più direttamente a cosa ho assaggiato:

prima il sacchetto del contadino, ovvero pane caldo coi cicoli, formaggio e pepe, frittatine di pasta e patate, veramente ottimo.

Poi un antipasto del menù estivo, un piatto che pure è di gran moda in questi periodi, una battuta di carne al coltello “mediterranee” di podolica, che ho trovato squisita: a me la carne cruda piace ma questi due tipi (una con capperi e cipolla, l’altra con le olive, erano davvero gustosi, con un ottimo bilanciamento di sapori.

Alla griglia abbiamo assaggiato prima delle specialità regionali che creano un ponte ideale con il Regno delle Due Sicilie: “bombette” pugliesi, siciliane e anche nella versione campana con i friarielli, la “appanata”, la cotoletta palermitana cotta sulla brace, caratteristica per la panatura senza uova, con pecorino, pepe e aromi, i classici spiedini, quelli impanati alla trapanese e poi una specialità catanese, la cipollata: cipollotto e caciocavallo, avvolti in carne di maiale.

Questi piatti sono una particolarità che non si trova in carta facilmente a Napoli: io le avevo assaggiate in Puglia e devo dire che il sapore è lo stesso; quanto alle classiche cotolette alla palermitana – molto usate anche in Calabria e quindi nella mia famiglia – sembrano un piatto semplice, ma non lo sono, visto che la carne (qui unta nel grasso di maiale prima dell’arrostitura) deve risultare umida e succosa anche dopo essere stata arrostita.

Infine, gli hamburger regionali a punta di coltello anche per celiaci, come quello “borbonico” con pesto, stracciata di mozzarella e pomodorini, anche questi un omaggio estivo, con un buon contrasto tra freschezza e temperatura, diversi dai classici hamburger.

Discorso a parte merita la “Signora” fiorentina accompagnata da cappuccia saltata condita con aglio e olio (anche la verdura buonissima): un cigno di carne, accompagnato da una piastra rovente per decidere il grado di cottura della carne e terminarne la cottura direttamente a tavola.

Una menzione meritano le chips di patate: anche queste sono diventate una moda e sono frequentemente in carta. Bè io non ne ho mai mangiate di così leggere e ben fritte, nonostante giri tanti locali.

Il dolce, semplice ma buonissimo, permetteva ugualmente di essere personalizzato: un fondant di cioccolata calda, con biscotti di pasta frolla e frutta da intingere.

Una squadra femminile, ben rodata, che accoglie con un sorriso e con voglia di far stare bene tutti, sia a cena, che a pranzo, quando il menù ha pochi piatti, a prezzi contenuti che lo rendono adatto anche ad una pausa pranzo o a un lunch di lavoro.

Insomma, venire qui significa decidere di mangiare carne, di mangiarla bene, di spaziare dalle ricette classiche a quelle regionali, significa decidere di fare una scelta di gusto che consiglio anche con un pizzico di orgoglio femminile: mai visto tante donne, dalle braci alla direzione, dalla sala all’accoglienza far girare un locale con così grande competenza, amore e attenzione.

 

 

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