Food » Sartù: il posto da non perdere a Napoli

Sartù è un ristorante nel centro del Vomero che ha presentato menu stagionale e nuovo chef e mi è piaciuto veramente tanto: un posto accogliente, di classe, con una raccolta di saggi enogastronomici e libri di cucina consultabili liberamente da chiunque abbia il sacro fuoco della passione verso la storia e la cultura enogastronomica.

Una cantina fornita ed eterogenea, uno chef che fa pane e lievitati, dolci e con una buona esperienza di pasticceria, una selezione di distillati di primo livello.

Così abbiamo concluso benissimo la nostra cena proprio grazie alla presenza della Distilleria Berolà, che produce artigianalmente grappe dalla fermentazione di 12 diversi tipi di frutta del nostro territorio, tra cui i fichi del Cilento e l’albicocca del Vesuvio.

La serata è stata introdotta dalle affascinanti spiegazioni del patron Carlo Capuano, architetto, che gestisce un’azienda agricola nell’Alto Casertano, ama la cucina del territorio, l’agricoltura, la musica classica e l’arte: diversi esempi di locandine e manifesti sono appesi alle pareti e una bella colonna sonora ha accompagnato la nostra cena.

Il nuovo chef, il puteolano Mauro Bonanno, formatosi all’Alma e con lunga esperienza in ristoranti di pregio in giro per l’Europa ha provato a rivisitare piatti “storici” della cucina nobiliare napoletana.

L’atmosfera è stata bellissima e il menù molto articolato, con una scelta di piatti in carta che rimandavano alla tradizione dell’Alta cucina Borbonica:

Il benvenuto dello chef è stata un’alice con ripieno di Puttanesca, molto originale.

Timpano di scamorza (dallo studio e recupero di una ricetta storica di Jeanne Caròla Francesconi) in abbinamento Trenta Pioli di Salvatore Martusciello

Sartù di riso in bianco (ricetta storica di Jeanne Caròla Francesconi) in abbinamento Greco di Di Prisco Vendemmia 2015.

Linguine con fegato di polpo e caffè (pasta di Gragnano IGP Gerardo di Nola, caffè varietà Catual monorigine Honduras) in abbinamento Pallagrello nero in purezza Cunto di Alois.

Il caffé è stato scelto tra i caffé pregiati proposti. Il piatto era complesso come un quadro astratto: un intenso sapore di mare, il profumo del caffè,  il colore scuro e intenso.

A seguire, un secondo dal nome evocativo Maiale, maiale, maiale, ovvero maiale in 3 consistente e in varie parti: polpettina di piedino di maiale, cubotto di cicciolo e pancia di maiale arrostita.

Chiusura dolce affidata ad una zuppa inglese di livello: del resto Buonanno ha seguito corsi con Montersino e presso Carpigiani.

Ci siamo poi riservati il piacere di assaporare i veri distillati di Berolà: quello scelto per la serata, all’aroma di Pellecchiella, ci ha permesso di continuare le ultime chiacchiere di fine serata, quelle più dolci e tranquille. La passione di Antonio e della sua compagna traspare da ogni parola del loro racconto di alambicchi e frutta matura, di raccolta di frutta e scelte enologiche. Ottima grappa, da sorseggiare senza fretta.

E senza fretta ci siamo alzati da tavola: perchè a Sartù c’è una classe del ricevere – e nella scelta e nell’esecuzione dei piatti- che rimanda ad altri tempi e che fa sentire bene, ospiti di una casa curata e raffinata da cui è difficile congedarsi.

 

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