Food » Taberna del Principe e Giovanni Arvonio: mangiare è un’esperienza!

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Arrivate a Sirignano e vicino all’uscita dell’autostrada troverete un posto che vi traghetta subito in un’altra dimensione, rivendicando subito le radici del paese, fin dal nome “Taberna del Principe“.

Sirignano è infatti il luogo del casato del Principe di Sirignano, Pupetto, l’ “uomo inutile che si divertì”, anche primo inventore dei celeberrimi “Spaghetti alla Nerano”. Uomo intelligente e colto, amante della bella vita e delle donne, dell’estetica a mò di sostanza.

A lui si ispira lo chef Giovanni Arvonio, solida formazione all’Alma, patron di un locale amabile dove ci si sente coccolati e amati. Il motto infatti recita: “Quando l’estetica e l’originalità del gusto si fondono con l’autenticità dei sapori”.

L’esperienza al suo locale è intensa fin dalla scelta della disposizione e dell’arredamento: sedute comode, tavoli distanziati, illuminazione soffusa nell’ambiente ma precisa sul tavolo. “Concentrati su ciò che mangi, e goditelo” sembra sussurrarti il Principe, che guida l’ispirazione di Giovanni in cucina.

E così abbiamo iniziato con il benvenuto dei pani e grissini fatti in casa accompagnati da ottimo olio e proseguito con due antipasti: una “parmigiana a modo mio” e una “braciola in crudo“: due rivisitazioni di piatti classici della cucina napoletana, eseguiti invece con tecniche moderne che hanno alleggerito il piatto senza nulla togliere al gusto.

E’ stato così naturale passare allo “spaghetto alla Nerano freddo”. Questo piatto, che in origine si chiamava proprio alla Pupetto, è un vero omaggio alla nostra terra e mi è piaciuto molto: di solito non amo la pasta fredda, e nemmeno le presentazioni particolarmente scenografiche. Questa, invece, preceduta dallo spruzzo di un profumo al basilico (anche questo opera di Giovanni) l’ho trovata indovinata e non superflua.

(nota dell’autore)La faccia estasiata di mio marito:

Infine prima il maialino su papaccelle in due consistenze (piatto che omaggiava le esperienze sarde dello chef ricordando il porceddo sardo e al contempo la tradizione di servire il maiale con le pappaccelle).

Per chiudere la buonissima crostatina con gelato alla camomilla che dimostra anche le capacità in pasticceria dello chef.

Anche sui vini abbiamo avuto un susseguirsi piacevole e ben curato dal sommelier, con scelte attente e premurose ad accompagnare ogni piatto.

Giovanni è uno chef che sa spiegare e valorizzare sia gli ingredienti (tutti scelti personalmente, da fornitori singoli e di fiducia, come nel caso delle ottime carni) che i percorsi che lo hanno portato a costruire un piatto o una ricetta.

La chiusura con le coccole della piccola pasticceria lascia con il dolce in bocca anche al momento del conto: assolutamente esiguo rispetto alla qualità dei piatti, a portata di tutte le tasche e proponibile sia ad appassionati che a gourmet.

 

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