Food » Taverna La Riggiola: la classe del centro città

lariggiola

Trovare un ristorante di classe, in pieno centro di Napoli, nel “salotto buono” cittadino, fino a qualche anno fa era difficile. Oggi lo è di meno, ma comunque i posti giusti bisogna tenerli stretti e valorizzarli. Come La Taverna La Riggiola, in Vico Satriano, di cui sono stata ospite per la presentazione di un menu vegano e del nuovo menu stagionale, autunnale.

Un ambiente raffinato, elegante, con bei tavoli, bella illuminazione, un proprietario come Pietro Micillo, già titolare di un’azienda agricola, quindi vero conoscitore della stagionalità delle verdure, che vuole farti sentire a casa sua, trattandoti da ospite più che da cliente.

Lo chef Francesco Pucci che prova a giocare con gli ingredienti, ma nel loro massimo rispetto, visto che vanta un percorso professionale che lo ha portato ad approfondire le tematiche e le tecniche di cucina del veganesimo.

Così, abbiamo avuto il piacere di assaggiare un doppio menu: quello vegano e quello tradizionale con i sapori d’autunno, in un continuo rimando e confronto tra piatti vegani e piatti tradizionali dove mi sento di affermare che i vegani non sfiguravano assolutamente al cospetto di quelli tradizionali.

I piatti vegani qui erano declinati al meglio, lasciando le verdure in purezza, senza aggiungere lecitina, soia o tofu. Nel loro menu, molto attento alle intolleranze di vario genere, ci sono anche piatti per celiaci e le cotture sono fatte rispettando anche eventuali intolleranze al nichel.

Eccoci quindi il menu:

entreè di piccoli panini soffiati con ricotta di bufala e menta o di panini alla curcuma con melenzane sottolio

Poi nel vivo col primo antipasto non vegano: strips di seppia su crema di zucchine, dove comunque si sente forte la volontà di lasciare le zucchine in purezza e freschezza, accompagnando le striscioline di seppia impanate nel panko e fritte a regola d’arte.

Un tortino di talli e perle di zucca, che ho apprezzato moltissimo.

Il primo tradizionale è stato un caposaldo della cucina napoletana: le candele di Gragnano alla genovese, fatta a regola d’arte nonostante non sia stata così “tirata” come a volte succede. Digeribilità perfetta, gusto intatto.

A questo primo è stato seguito un altro primo “vegano”: tagliatelle con farina di canapa e spaghetti di fagiolini lunghi ai pomodorini gialli. Veramente ottimi.

I due secondi sono stati due sorprese, sia quella vegana che quella tradizionale.

Per la parte tradizionale, infatti, abbiamo assaggiato un annutolo, ovvero il cucciolo di bufalo maschio, che di solito ha vita breve perchè i bufali, oltre a quelli da riproduzione, non sono molto quotati, al contrario delle femmine, che servono per il latte.

Carne molto tenera, con contorno di friarielli.

Il secondo vegano è stato per me una vera sorpresa: rocher di fagiolo a formella con chutney di cipolla rossa. Una polpetta di fagiolo, buonissima, assolutamente insolita.

Il dolce è stato una camilla di carota viola con un’ottica crema al latte di cocco e vaniglia.

Consistenza insolito per un dolce che non aveva né burro, né uova, né panna, né addensanti altri da quelli delle fibre della carota viola.

La Riggiola è un ristorante da consigliare: per il buon rapporto qualità/prezzo, per il ventaglio di proposte che vanno da quelle tradizionali a quelle originali, da quelle vegane a quelle prive di lattosio, ma soprattutto è un luogo che può essere dell’anima, vista la cura di ogni particolare e di ogni menu.

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