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Potevo perdermi un programma di cucina in prima serata? Io che sono kitchen tv addicted? Noooo!

Devo conf

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essare che non ho avuto la forza di scrivere queste impressioni ieri sera “a caldo” e stamattina ho già trovato in rete due ottime recensioni del programma: una da Luciano Pignataro, sugli aspetti squisitamente “gastronomici” della puntata, e l’altra, quella di Tvblog, su quelli più “televisivi”. Forse perchè evidenziano due facce diverse dello stesso programma, forse perchè “i gusti sò gusti“, le due recensioni non potrebbero essere più diverse. E allora eccomi a dire anche il mio parere non tecnico, ma da telespettatore.

Partendo dalle cose che funzionavano:

La scenografia: ricca, ricercata, molto “american style”, con le postazioni cucina ben disegnate e arredate, piacevole da guardare. Anche la grafica era molto ricercata.

La gara: si vedeva che gli chef professionisti e i ragazzi la prendevano molto sul serio. A “La prova del cuoco” succedeva nelle prime stagioni, ora ormai è tutto all’acqua di rose. Qui ha fatto piacere vedere come la cucina sia anche sfida, competizione, voglia di dimostrare abilità e talento.

Gli chef: bella l’idea di portare 3 mostri sacri della cucina a scontrarsi tra loro e ad essere ripresi live. Buona anche la scelta dei tre, diversi quanto basta per dare l’immagine giusta dell’alta cucina italiana.

La giuria: nonostante Borghese fosse più “piacione” che mai e Davide Rampelli inutilmente distaccato, erano molto ben assortiti, rivelando 3 punti di vista eterogenei e competenza.

Le riprese: si riusciva a seguire bene la preparazione di tutti e tre i piatti, anche se la spiegazione finale con il rallenty è proprio la copia spiccicata di

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quella de “La prova del cuoco”.

L’idea: portare la cucina in prima serata, in veste patinata, metà strada tra il reality e lo show è un’idea che funziona, anche se va (molto) migliorata.

Ecco invece tutto quello che non andava (molto eh!):

I vip: eccezion fatta per Rino Gattuso, che capendo qualcosa di cucina aveva effettivamente un suo perchè, erano inutili, ridicoli e francamente irritanti. In particolar modo il prezzemolino “Filiberto” e la terribile Cecilia Rodriguez: ho trovato offensivo il suo vestitino da cameriera sexy in stile “Malizia”, se fossi stata un’ addetta alla sala di professione avrei telefonato indignata al programma!E’ coem se in un reality sulla medicina, si mettesse una tipa qualunque vestita da infermiera sexy…è vero che sono le tv di Berlusconi, ma a tutto c’è un limite!

Il presentatore: Signorini stancava, anche se animato dalle migliori intenzioni. Diciamo che era nobile l’intento di emancipare la cucina dal focolare domestico e dal solito pubblico di casalinghe, ma sicuramente lui si è dimostrato impreparato, insicuro e fuori luogo, nonostante la parlantina continua. Goffo e maldestro il tentativo di ricordare che “il sogno non finisce qui” per gli aspiranti chef perdenti dopo aver ripetuto per tutta la serata che “si giocavano il loro futuro”. Non si può dare un colpo al cerchio e uno alla botte! O fai il cattivo stile Gordon Ramsay o fai il solito presentatore italiano buonista!

La musica: troppa, sempre e ovunque!

Gli RVM: basta! vogliamo almeno un programma Mediaset da cui siano esclusi!

Le vite lacrimevoli dei concorrenti: anche qui…basta! Ci fa piacere sapere che dietro ogni giovane ci sia una famiglia, una vita di sacrifici e magari anche dei problemi, lo apprezziamo. Ma ne faremmo volentieri a meno.

I tempi: le pubblicità al termine delle preparazioni (perchè i tempi di attesa sciupavano i piatti), i tempi morti nell’assaggio-giuria, le schede dei concorrenti che distraevano dalla preparazione…

Ad ogni modo, per una volta la cucina “alta” (cioè non banalizzata nè addomesticata) era protagonista in prima serata, con un’idea abbastanza orginale, rispetto alla tv generalista.

Il risultato finale, però, somiglia a quello che dicevano di me alle scuole superiori: ha molto estro, creatività e ingegno, ma ancora non sembra aver deciso dove focalizzarli. Insomma, programma che potrebbe migliorare, ma che deve assolutamente aggiustare il tiro!


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