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Domenica 27 marzo torna “Un Medico in Famiglia”, settima serie, cast storico privato di Lino Banfi e Lunetta Savino (la Pandolfi non è mai tornata), ma anche del belloccio Pietro Sermonti. Per il resto, ci sono tutti, e anche di più: le new entries della scorsa stagione (Bianca, i gemelli, nonna Ave) sono confermate, e soprattutto il ritrovato Giulio Scarpati dovrebbe farci ben sperare.

Mò direte voi, con tutte le serie americane che ci sono, e che guardo, e con tutte le migliori fiction che ci sono in circolazione (?!), proprio di questa dovevi parlare?

Effettivamente avreste preferito Glee, la nuova stagione di Mad Man, oppure Brothers & Sisters. Non temete, arriveranno anche questi post. Ma oggi è proprio il momento dei dottorini, per motivi personali e sociologici.

Partiamo dai dati sociologici: la genialità di Bixio (da poco scomparso) e della sceneggiatrice Paola Pascolini è stata quella di ripescare in un tema vecchio come la famiglia e i medici, abusato dalla tv italiana, inserendo alcuni dati di novità (la famiglia allargata, le turbolenze adolescenziali, la periferia/la città ecc)  con uno stile narrativo leggero e un forte sguardo all'attualità. I personaggi sono molto ben delineati e i dialoghi sono ben scritti, gli attori sono tutti professionisti anche se non molto noti (Lunetta Savino e Giulio Scarpati avevano alle spalle teatro e cinema ma erano sconosciuti al grande pubblico) e ne garantiscono una buona caratterizazzione. la scenografia è curata, e l'idea di questo villaggio di villett

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alla porta della città colpisce l'immaginario collettivo, probabilmente educato dai serial americani da situazioni analoghe. Molti dicono che è stata una della prime fiction a parlare di famiglia nel senso moderno. Io non sono d'accordo. La prima famiglia “moderna” è stata quella di “Chiara e gli altri“, certo, stiamo parlando del 1989-1991, un'era del paleozoico per la tv, eppure la serie mostrava due genitori moderni, alle prese coi loro problemi sentimentali e con le ansie dei figli preadolescenti.

Comunque, “Un medico in Famiglia” ha avuto il merito di mostrare divorzi, convivenze, adozioni, amori in terza età, pregiudizi sociali e razziali,  gli albori del web, il volontariato e le missioni umanitarie, la radio, la tv…Ha ammiccato anche alle serie americane, introducendo il personaggio di Torello, chiaramente ispirato a Six Feet Under. Il livello della serie è stato sempre costante, ad eccezione della pessima quinta stagione, caratterizzata dall'inserimento di una famiglia araba e di alcune trame che hanno fatto scadere il livello della serie ai minimi storici. Fortunatamente, nonostante i buoni ascolti registrati anche in quell'occasione, con la stagione 6 hanno invertito la rotta, ritornando a migliori personaggi e più solide trame.

Infine le annotazioni personali: nel 1998 io avevo da poco perso mio padre e le parole del Nonno Libero della fiction, che consolava i suoi nipoti dalla perdita della mamma, mi facevano sentire meno sola; nel 2004, con la quarta stagione, Maria e Guido vanno a convivere e incontrano tante problematiche di coppia, in cui mi sono spesso riconosciuta, così come nella gestione matrimonio-famiglia della scorsa stagione…e  il segreto del successo sta proprio nel fatto che prima o poi, almeno in parte, ci riconosciamo in qualcuno dei personaggi.

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