4A di Guglielmo Vuolo

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Il lavoro sull’impasto, quello sul pomodoro. Guglielmo Vuolo è un innovatore, e presto si parlerà di lui anche in sedi universitarie. Nel frattempo, in bocca al lupo per la nuova apertura, domani sera

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E’ tutto pronto per il ritorno di Guglielmo Vuolo  a Napoli. Il maestro
pizzaiolo napoletano – quarta generazione di una famiglia che, con i figli
Enrico, Valerio, Guglielmo Emanuele e Tina conta circa 150 anni nella pizza
napoletana – riapre a Napoli (Via Mergellina 4A) venerdì sera nei locali che
sono stati del celebrato e storico Don Salvatore.
4A Pizzeria, creato insieme al maestro dei forni artigianali napoletani Stefano
Ferrara, dopo il fortunato lancio, l’inverno scorso, in zona Fiera di Verona, del
suo “Guglielmo Vuolo Verona”, porta il maestro nuovamente in centro città.
Con i suoi circa 100 coperti, distribuiti tra le quattro sale interne, la pizzeria è
un ambiente informale e luminoso giocato sui toni dell’ocra, del nero e del
legno, dedicato a tutti gli appassionati della verace pizza napoletana. La vista
è quella spettacolare del Golfo di Napoli.
Nel menù non mancheranno i cavalli di battaglia del Maestro verace, capo
formazione e fiduciario campano della Associazione Verace Pizza Napoletana
(AVPN):  Marinara (anche in versione Assoluto) e Margherita, classiche o
reinterpretate grazie al percorso di valorizzazione di circa 12 varietà, tra note
e meno note, di pomodoro campano della sua Carta dei Pomodori.
Vuolo porta da 4A il lavoro che in questi anni – a partire dal 2014, quando la
ha sperimentata – ha condotto sul tema della “pizza funzionale” e “per la
salute” mettendo a punto il primo impasto iposodico all’acqua di mare verace
napoletano.
Ogni venerdì ci sarà la sua pizza fatta con sola acqua di mare 100% pura e
certificata. Ma non mancheranno tutte le creazioni che in questi anni ha
collezionato oltre alcune nuovissime pizze che vedranno l’inserimento di
nuovi ingredienti: la ricciola affumicata, la pancetta stufata, il pomodorino
semi dry, il pecorino di Moliterno, i pomodori in acqua di mare della sua
personale DISPENSA CARTA DEI POMODORI, ecc .

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Opera Wine Lab

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Opera Wine Lab è proprio una bella trovata.

La cartella stampa la descrive così:

“un percorso sensoriale che vuole coniugare il mondo dell’Opera con quello del vino. È un progetto del Teatro San Carlo realizzato con l’Associazione Wine&Thecity

che da oltre dieci anni lavora sul binomio vino-cultura. Scopo di OPERA Wine – LAB è quello di
accompagnare i partecipanti in un percorso multisensoriale attraverso i linguaggi della Musica,
del Teatro e della degustazione di vino.”

Un’idea intelligente eppure semplice: abbinare la magia del Teatro San Carlo, le potenzialità dell’Opera, le professionalità inserite a cavallo con gli artisti, il vino e i sommelier Ais, le degustazioni di ottimi finger food.

Tutto questo è Opera Wine Lab: un percorso in vari incontri - il primo è giovedì 14 marzo- che si snoda lungo 3 direttrici inserite nell’unica cornice della Musica: il corpo, l’ascolto, la voce, con 3 diversi laboratori tenuti da altrettanti maestri del Teatro.

Dei laboratori abbiamo avuto un breve ma efficace assaggio durante la presentazione stampa:

Corpo, Voce, Ascolto e alcune delle attività che verranno realizzati durante l’incontro:

Nella magica atmosfera del Museo del teatro San Carlo (MEMUS) la direttrice e la fondatrice di Wine and The City Donatella Bernabò Silorata hanno introdotto le prove dei laboratori, che verranno tenuti in doppio turno ad appuntamento mensile, con un biglietto dal costo irrisorio, venduto qui: http://www.teatrosancarlo.it/it/spettacoli/opera-wine-lab.html

Io ho già deciso di regalarmelo e regalarlo.

Voi che aspettate?

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Trianon: il posto dove mangiare la pizza almeno una volta nella vita!

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Per lavoro, sto provando a mettere insieme i pezzi della pizza: la sua storia, la sua diffusione, l’evoluzione tecnica e le modalità chimiche e fisiche che creano la magia e la rendono il cibo più conosciuto al mondo. Continuo a cercare con passione posti bellissimi e storici in cui la pizza non si prepara: si celebra.

 Trianon è uno di questi: un invito che mi onora, in un luogo senza tempo e come tale meraviglioso.

La pizza qui è quella a ruota di carro, enorme, servita davvero bollente. Nonostante le tre sale, e il numero importante di coperti,  la pizza arriva a tavola fumante: ogni sala ha il suo forno, e puoi vedere gesti di antica maestria nei pizzaioli all’opera.

Sui tavoli di marmo arrivano solo pizze da ingredienti selezionati: latticini, pomodoro, olio extravergine di oliva, tutto curato a filiera corta da una gestione che ha radici familiari imponenti.

C’è da brindare a una storia di fedeltà e affetto: le persone che lavorano in sala così come ai forni sono le stesse da decenni i un apporto di fiducia reciproco che rende Trianon una famiglia tra proprietà e dipendenti.

La mozzarella che mangio per antipasto è sublime: succosa, consistente, gustosa.

Sulla pizza accompagna il pomodoro senza invadere, senza rilasciare umidità eccessiva.

Sto proprio assaporando la storia di Napoli e della pizza, e del legame profondo tra la città e il suo piatto simbolo.

La dinastia che fa capo alla celebrata pizzeria Trianon, inizia con i coniugi Leone.
Ciro Leone e sua moglie Giorgina De Somma fondano nel 1923 il locale in via Pietro Colletta a ridosso del quartiere Forcella che gli ha dato i natali dandogli il nome del teatro, inserito nella lista patrimonio UNESCO,  nel quale si esibivano i migliori artisti dell’epoca.

La margherita è sconvolgente: incontra il mio gusto anche la spolverata di pecorino, il cornicione è basso, il profumo del basilico intenso. La pizza sazia senza imporsi, solleticando l’appetito a ogni boccone, e risultando dopo 2 ore perfettamente digerita.

Oltre alla margherita spaziale, ho assaggiato la 4 stagioni: prosciutto, funghi, melanzane a funghetto, salame. Qui le pizze sono tutte rosse e hanno anche varietà di ingredienti rispettando, appunto, la tradizione delle popolane d’un tempo che chiedevano al pizzaiolo di inserire ogni tipo di ingrediente sulla pizza.

Al Trianon esiste anche la 8 gusti, con la presenza dell’uovo: non deve sembrare un’idea turistica ma, appunto, rispecchiare un’idea antica di pizza, cibo popolare, mangiato anche nella mattinata presto e fino a notte inoltrata, infornato nei forni a legna, dalla caratteristica forma a volta, ancora oggi lì, con le maioliche vintage del maestro Striano e i grossi forni a legna rivestiti di tessere realizzate con la tecnica dello “spezzato”.

Trianon è stato sempre il dopoteatro di un teatro storico di Napoli, famoso per la rivista, riaperto qualche anno fa proprio come “teatri del popolo”. Oggi Trianon ha tre sedi: quella storica di via Pietro Colletta, dove sono stata io, comoda, con i bei tavoli in marmo, gli arredi spartano ma i lampadari liberty, un menu ricco di pizze ma sprovvisto di antipasti, fritti, dolci, La sede storica è il tempio della pizza di una volta, dove gli ingredienti sono top e la leggerezza della pizza è tale che potresti mangiare pizza per antipasto, piatto principale e dolce!

La sede di Salerno è quella che ha portato la buona pizza nella cittadina e poi c’è la sede recente di Sorrento, molto ariosa e aperta alle esigenze dei tanti stranieri.

Ma a Trianon, in mano ai mariti delle nipoti dei fondatori Ciro Leone e Giorgina DeSomma, non si concede nulla al turistico: con una scelta coerente, intelligente e lungimirante, il Trianon resta sé stesso, garantendo qualità senza cedere alle mode e ai trend del momento.

Per me scelta vincente: pizza consigliata ai napoletani che la conoscono e la riconoscono e la sentono propria e che devono tenerla in agenda, confermandola tra le migliori a Napoli (e quindi del mondo! CIT). Pizza consigliata ai turisti, agli stranieri e a quanti vogliono conoscere la vera pizza, proprio lei, quella tradizionale.

Trianon, un nome che è una garanzia!!!

 

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Lasagne di Carnevale: la ricetta napoletana di Chalet Ciro per martedì grasso

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Domani è martedì grasso e ognuno ha la sua lasagna del cuore.

Io non sono una brava napoletana, perchè amo di più quella di ricetta emiliana; tuttavia conosco un posto dove la ricetta è buonissima, come ottime sono le chiacchiere e il sanguinaccio, che ho avuto modo di assaggiare nel corso di una presentazione benefica e valida, di cui ho parlato qui. (e vi riposto al foto del loro ottimo sanguinaccio e l’invito a donare qualcosa per la campagna #accompagnamoli).


E quindi ecco la buonissima lasagna di Chalet Ciro: non perdetevela!!!

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“Lasagne di Carnevale: la ricetta napoletana di Chalet Ciro per martedì grasso”

Coriandoli, stelle filanti e mascherine, ma che Carnevale sarebbe senza lasagna? In questo periodo di festa non può mancare questo piatto simbolo della tradizione culinaria partenopea che, in genere, si gusta il martedì grasso; una ricetta molto elaborata che richiede diverse fasi di preparazione e di cui esistono differenti versioni legate agli ingredienti utilizzati.

Le vetrine della pasticceria Chalet Ciro sul lungomare Caracciolo, a Napoli, ripercorrono un tour gastronomico tipico di questo periodo dell’anno: dal migliaccio ai dolci fritti e al forno, dalle chiacchiere al sanguinaccio e ai classici dolci napoletani, ma per onorare questa Festa prepara una lasagna con pasta fresca fatta a mano e composta da ricotta fine romana, polpettine, mozzarella e salsa di pomodoro.

«Prepariamo la nostra lasagna nei ruoti, proprio come siamo abituati a fare in casa – dice Antonio De Martino, titolare della pasticceria –; un piatto unico, sostanzioso ma anche salutare perché preparato con ingredienti di altissima qualità, pronta per essere gustata da chi non ha il tempo di cucinare ma non vuole rinunciare alle tradizioni o da chi è costretto a fare la pausa pranzo fuori casa in tutta sicurezza, sentendosi protetto dalla genuinità della nostra produzione».

Ma la novità assoluta di quest’anno sono le arancine di riso cucinate alla siciliana, impanate e fritte, farcite con prosciutto, mozzarella e una delicatissima besciamella, disponibili tutti i giorni.

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