Vesuvio e dintorni al Bagatto

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Stasera, 16 luglio, la mia amica nunzia Gargano e il suo splendido libro “Le ricette del Vesuvio” vi aspettano in un evento imperdibile a Il Bagatto di Pagani.

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Pronti, partenza, via… Da un’idea di Silvio Iaquinandi, patron di “Dimora Il Bagatto”, in collaborazione con “Ritratti di Territorio”, il progetto culturale della giornalista Nunzia Gargano, è nato “Vesuvio e Dintorni”. L’evento si svolgerà giovedì 16 luglio, alle 20.30, presso la struttura di via Termine Bianco in Pagani. Un’occasione per ripartire tutti insieme e provare a dimenticare le dure prove a cui ognuno di noi è stato sottoposto a causa della chiusura totale della nazione nel pieno rispetto delle regole del distanziamento fisico e sociale. Sarà delineato un percorso culturale-enogastronomico alla scoperta dei gusti nostrani. Sedici compagni di viaggio tra chef, produttori, maestri pasticcieri e ristoratori che si ispireranno al libro di Nunzia Gargano, “Le ricette del Vesuvio”, edito dalle Edizioni dell’Ippogrifo, coprotagonista della serata. Un manoscritto che è un vero e  proprio viaggio sulle vie delle tradizioni culinarie di tre zone campane: Agro Nocerino-Sarnese, Agro Vesuviano, Monti Lattari.
[20:05, 7/7/2020] Nunzia Gargano: Costo degustazione: 35,00 €
Per info e prenotazioni
Dimora Il Bagatto – Via Termine Bianco (VI Traversa)
Tel. 081957686 – 3391861993

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Acquerello: è napoletano il primo nuovo ristorante gourmet “Covid free”

Questa notizia me la manda un’agenzia di stampa di due care amiche. Non sono ancora andata a provarlo di persona, questo ristorante. E allora, di solito, non parlo delle cose che non ho provato.

Ma stavolta faccio un’eccezione, per 2 motivi: il primo è che Le Pendici è un posto dove vado spesso, perchè lo trovo un Centro Commerciale piccolo, a misura d’uomo, e quindi ben fatto. mi piace il panorama che c’è, il fatto che sia defilato ma facilmente raggiungibile. E quindi sono contenta che proprio lì abbia aperto il primo ristorante dell’epoca post covid: Acquerello, che ha aperto il 30 maggio le sue porte proprio in questa galleria commerciale.

mise en place

Il secondo motivo per cui ne parlo è ovviamente quello di un segnale di positività: anche se ancora siamo un pò spaventati e riprendiamo la nostra vita un passo alla volta, con prudenza, abbiamo anche voglia di segnali di ripresa, voglia di bellezza. 

panorama

E così ecco Acquerello: un locale bello, coraggioso e ambizioso, che presto proverò.

Nel frattempo, vi lascio con tutte le info:

Acquerello“, il primo esempio di ristorante anti – Covid in Italia, con un’organizzazione del personale e degli ambienti è interamente pensata nel rispetto delle regole dei protocolli anti-Covid nazionali e regionali; regole che sono state personalizzate coerentemente con il nuovo progetto ristorativo. Al bando i divisori in plexiglass, sì ad un’adeguata distanza tra i tavoli e tra le sedute (ulteriormente chiarita da una segnaletica orizzontale a pavimento). Menù consultabili online tramite scansione di un QR-Code sul proprio cellulare, oppure attraverso tablet che vengono igienizzati dopo ogni utilizzo, raccolta digitale dei dati dei clienti (che vengono conservati per 14 giorni) e misurazione della loro temperatura corporea. Personale di sala sempre presente ma dotato di tutti i dispositivi e formato in fatto di distanze e di tempi per minimizzare i contatti con i clienti. Lo stesso personale viene sottoposto alla misurazione della temperatura corporea ed ogni giorno firma un documento attraverso il quale dichiara di aver correttamente igienizzato le mani prima dell’ingresso al locale. Le ordinazioni vengono prese tramite un palmare collegato ad un gestionale che le inoltra alla postazione bar e alla cucina così da minimizzare il contatto tra gli operatori e velocizzare il servizio. Colonnine con gel igienizzante poste all’ingresso del ristorante, dei serivizi igienici, di ogni terrazza e di ogni sala. Sono queste alcune delle misure adottate dal primo esempio di ristorante di alta cucina italiano ideato per essere “Covid free“.
 La famiglia Irollo ha pensato ad “Acquerello” come un polo animato da una grande comunità unita dalla cultura e dalla volontà di valorizzare la ricchezza delle eccellenze artigiane campane e italiane. Stefano, Luigi e il loro papà, soci nell’impresa, hanno voluto trasferire la ricchezza della cultura artigianale campana e italiana sia nel décor, sia nella proposta gastronomica di fascia alta. “La cucina e l’ospitalità hanno il ruolo fondamentale di promotrici del buon vivere e della coesione sociale, temi più che mai attuali per la ripresa del nostro Paese – spiegano i fratelli Irollo -. Ci auguriamo che tra gli insegnamenti che possiamo trarre da questa delicata esperienza che stiamo vivendo ci sia anche un nuovo approccio all’alimentazione, più consapevole e rispettoso del territorio ed, in generale, della natura“. “Non dobbiamo pensare a quello che non si può fare e a quello che si è perso: dobbiamo concentrarci su quello che si può fare. Vogliamo restituire a chi si vorrà concedere una fuga culinaria in città il gusto e la gioia di vivere“, questa la loro mission per il futuro prossimo.
A dirigere la brigata di cucina c’è lo chef Antonio Borrelli, che rende omaggio agli ingredienti italiani; lo stile del locale è contemporaneo, reso unico da elementi d’impatto, pezzi d’arredo caratteristici e materie prime singolari: legni, cristalli, tessuti, quadri provenienti da tutta Italia. In ottemperanza ai protocolli vigenti, per consentire la massima distanza tra le sedute è stato creato anche un pop-up restaurant all’aperto con tavoli spaziosi, tutti rigorosamente “vista Vesuvio”.
Per l’opening di “Acquerello” l’azienda adotterà tutte le misure anti – Covid 19 indicate nei protocolli nazionali e regionali, al fine di garantire la massima sicurezza di coloro che interverranno e del personale.
Uovo cotto a 62 gradi su crema di piselli al rosmarino, vortice di caprino, topinade di olive nere e ketchup di pomodoro San Marzano
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Il Marchese a S. Giorgio a Cremano sperimenta la pizza rigenerata

Oggi vi racconto di un assaggio “privato” e graditissimo: la pizza “rigenerata” di Antonio Esposito de Il Marchese di San Giorgio a Cremano.

Tutto è nato da questo post di Luciano Pignataro a cui io ho risposto da pizza-lover in quarantena. Antonio, che conoscevo solo di vista, mi ha raggiunto subito con un invito spontaneo: “vuoi provare la mia pizza refrigerata?”

Ed eccomi qua a raccontarvi questa novità.

Ma partiamo dall’inizio.

Dal 12 marzo siamo “in astinenza”: per ordini superiori sono state chiuse tutte le attività di ristorazione di conseguenza anche le consegne a domicilio sono state sospese e anche se io 27 aprile, tra qualche polemica, riprenderanno, sappiamo tutti che il delivery NON può essere una strada sostenibile e remunerativa per molti.

Noi napoletani pero non ci perdiamo d’animo e a casa ci siamo dati da fare siamo diventati tutti pizzaioli, o meglio chimici dell’impasto con lievitazioni anche di 48 ore e cotture semi perfette. Nessuna, però somiglia veramente alla pizza di pizzeria.

Antonio Esposito e suo fratello, titolari e pizzaioli del del “Ristorante-Pizzeria il Marchese” a San Giorgio a Cremano, hanno avuto una bella idea: un impasto che una volta pronto di maturazione viene cotto, abbattuto e successivamente riscaldato a casa dal cliente per 3-4 minuti nel proprio forno.

E cosi l’altro giorno ho avuto l’onore di assaggiare questa pizza “refrigerata”, per ora solo una prova, ma che potrebbe divenire una realtà. La pizza é arrivata nel cartone con  il sigillo anti effrazione (altra invenzione di Antonio Esposito) confezionata in un involucro trasparente, ho acceso il forno di casa mia, l’ho messa sulla griglia per ultimare la cottura. A quella bianca ho aggiunto mozzarella, olio e prosciutto crudo, a quella rossa mozzarella e olio e basilico.

L’impasto era buono soffice e lievitato, l’odore quello di una pizzeria. Il pomodoro può ancora migliorare, forse si può ancora migliorare le istruzioni per una buona cottura nel forno di casa, ma nel complesso il prodotto regge la prova e avrà un rapporto qualità-prezzo conveniente.

Ovviamente non regge il paragone con una pizza appena sfornata ma  risulta sicuramente migliore di quella consegnata a casa dopo una ventina di minuti dal ragazzo della pizzeria.

E poi l’impasto è quello di un pizzaiolo vero e l’idea di far partecipare mio figlio all’ultima fase mi ha convinto, l’ha resa un momento conviviale.

Ringrazio Antonio per avermi resa partecipa di questa bella proposta per soddisfare la voglia di pizza. Da lunedì si ritorna alla consegna a domicilio, ma questa idea potrebbe moltiplicare i canali di vendita delle pizze ed essere un’innovazione made in Naples, come già avevano intuito Ramirez con A pizza e sta facendo (ottimamente) Giuseppe Maglione ad Avellino.

Bravo Antonio!

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Il dolce della vita- strudel

strudel

Non è facile scegliere il dolce della vita: dietro ci deve essere una storia, un percorso, un perchè. Per questo contest ho riflettuto a lungo visto che io non amo i dolci. Eppure ce n’è uno che mi accompagna fin da quand’ero bambina: lo strudel. Continua a leggere

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