Le figlie di Iorio: una pizza nella Napoli più autentica

Chi sia Teresa Iorio lo sanno tutti, e non solo a Napoli. Campionessa mondiale trofeo STG già nel 2015, è stata ospite in trasmissioni tv e sui giornali perché ha vinto quasi ogni premio possibile e perché per anni ha collaborato con un nome forte della ristorazione mondiale come Rossopomodoro. Ma questa estate si apre sotto il segno della novità: Teresa Iorio torna tutti i giorni, a pranzo e a cena, a sfornare pizze nella sua piccola pizzeria di quartiere che però una vocazione internazionale.

Teresa è soprattutto una donna napoletana, bella e intelligente che ha la sua pizzeria Le Figlie di Iorio nel cuore pulsante di Napoli – in quella zona universitaria e di uffici, dietro quella che si chiama ancora Piazza Borsa e che oggi è forse la zona ad aver maggiormente guadagnato della nuova metro e degli assetti stradali e degli arredi urbani. Questa parte della città è molto viva di giorno, quando infatti la fila fuori alla pizzeria di Teresa è kilometrica, ma sta diventando allegra e viva anche di notte e presto lo sarà ancora di più.

Da qualche giorno, infatti, Teresa ha smesso i panni della pizzaiola di Femmena e Fritta ed è tornata a casa nella sua pizzeria dedicata al padre Ernesto Iorio, famoso posteggiatore napoletano: la famiglia di Teresa è fatta di cantanti e artisti (come la sorella, Valentina Stella), e nelle vene di questa pizzaiola scorre la musica, oltre che la pizza. Teresa usa ottime farine, impasti tradizionali ma (anche) farine integrali. La sua pizzeria diventerà un punto di riferimento anche della vita notturna, anche dei turisti, anche dei napoletani. Perchè Teresa Iorio è insieme forma e sostanza: una donna di spettacolo e un’artigiana della pizza con anni e anni di esperienza alle spalle.

Insomma, un’occasione da non perdere: la Pizzeria è aperta per questa estate tutte le sere!

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Mesa: percorsi di gusto

mesa

Mesa è un nuovo ristorante a San Giorgio a Cremano. E’ bello, è curato e ha una buona cucina, che sa alzarsi sopra la media senza essere inutilmente sofisticata, grazie alla guida di Mario Strazzullo. Siccome San Giorgio è il posto dove vivo, e ristoranti così non ce n’erano sono contenta per due ragioni.

La prima è perchè è quel tipo di posto dove puoi andare in varie occasioni e momenti: per un aperitivo sul piccolo ma curato prato, con tagliere e bollicine (a prezzi concorrenziali); per una cena romantica nei tavolini a 2, per un lunch con menu a prezzo controllato, per una cena tra amici nei bei tavoli centrali della sala, per un piccolo party, …insomma, perchè riesci ad andare da Mesa in più momenti della giornata, trovando sempre l’offerta giusta e la qualità di quanto viene presentato.

Del resto, l’architetto Mario dello Stritto ha reso questo antico palazzo Vesuviano, dove c’erano anche le stalle, un posto bellissimo, con circa 50 coperti.

La seconda ragione è che si sente tutta la voglia di essere non solo un ristorante ma un luogo di ristoro, ovvero un posto dove stare bene e accogliere: dai fornitori ai soci, dallo chef che vive proprio vicino al locale, dal giovane servizio di sala al sous chef. Tutto gira per rendere contenti i clienti e farli sentire un pò ospiti.

Un’ultima ragionem ghost track è che il menu ha dei prezzi contenuti e che con 30 euro si può fare un’ottima degustazione. Di questi tempi, certe annotazioni sul prezzo che possono apparire volgari, meritano invece il giusto risalto, trasparenti come una cucina a vista.

Comunque, le foto fanno già parlare non solo della squadra e del locale ma anche delle cose buone in carta: il fish&chips, la linguina con cozze e tarallo, ma soprattutto 2 cose che ho assaggiato e che non si trovano facilmente: il cous cous mediterraneo e la genovese.

Il cous cous difficilmente si trova nei menu dei ristoranti: questo era fatto con  peperoni, seppie saltate e nero di seppia ed era ottimo davvero.

La genovese perchè al contrario, in carta ormai ce l’hanno tutti, ma difficilmente si trova così buona.

Nella serata stampa noi abbiamo bevuto in abbinamento i vini dell’azienda casertana Telaro di Galluccio (TEFRITE Falanghina Brut, FEMMENA Falanghina Roccamonfina Igt, FALANGHINA Vendemmia Tardiva Roccamonfina Igt 2017)  e per finire i liquori dell’azienda Alma De Lux, altra punta di eccellenza a di San Giorgio a Cremano ed in particolare il liquore al pomodorino del piennolo, ben rappresentato da Giolì.

Un posto dove andare, anche se venite da fuori: vicino c’è la Circumvesuviana e i comodi parcheggi della Piazza Troisi (!) e vi trovate in una Via che prima si chiamava Via Vesuvio, per la bellezza di essere direttamente ai piedi del Vulcano.

Chiusura con una crostatina scomposta con cremoso di cioccolato bianco e confettura di albicocche del Vesuvio, buonissima anche quella, made in Antica Trochlea.

Finalmente, anche a San Giorgio si è accesa un luce di vitalità, una novità positiva nella ristorazione da premiare sicuramente.

 

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“COOK-T”: lezioni di cucina dalla SIGNORA BETTOLA

signora bettola

Lasciamoci alle spalle la Napoli di Liberato che ha invaso per alcuni giorni questo blog…o forse non tanto! Io non so che mangia Liberato, ma è napoletano (di nascita, o di cuore, questo non importa) e quindi non può che mangiare verace napoletano. Ovvero, ragù, genovese, pasta e patate, casatiello…che domani vengono presentati a Signora Bettola.

piatti tipici napoletani

Il bel progetto da “Signora Bettola”, in pieno centro a Napoli, vico Satriano, cuore di Chiaia, è quello di darci dimostrazione, attraverso cooking show, delle ricette classiche napoletane col progetto “Cook-t” che, proprio come nella nuova tendenza anche musicale, fonde dialetto e inglese.

Ecco quindi il comunicato stampa dopo la foto

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Le ricette sono quelle della tradizione partenopea, la cucina è quella dell’osteria Signora Bettola: a Napoli, nel cuore di Chiaia, si mangiano i piatti tipici e si va a lezione di ragù, genovese, pasta e patate, casatiello e taralli. Giovedì 17 maggio alle 20:30 la presentazione del progetto “Cook-t” rivolto ai turisti, ai napoletani, a tutti gli amanti della cucina campana. Si parte a giugno con lo show cooking di pasta e patate: dimostrazione, assaggio e ricetta con i segreti dello Chef per tutti i partecipanti e poi si prosegue con le cooking class di ragù e di genovese dove si preparano e si mangiano i piatti cucinati.

Il ristorante “Signora Bettola” presenta anche il nuovo menù, con i veri piatti della tradizione partenopea, che verranno insegnati agli avventori dell’osteria. Cavalli di battaglia del nuovo ristorante di Gianluca Amoroso e Carmine Di Lorenzo: il ragù e la genovese cotti rigorosamente per dieci ore, la pasta e patate, la parmigiana di melanzane, le “pizzelle” fritte con i pomodori del piennolo e con l’arrivo dell’estate spiccano le caponate, le insalate di polpo, salmone, baccalà e la nuova trippa con il tarallo. Non manca un omaggio alla costiera con gli spaghetti alla Nerano. Le ricette sono quelle antiche, che i ristoratori e lo Chef, dopo studi approfonditi, hanno messo in pratica realizzando piatti succulenti e pregni di tradizione. I dolci: il tiramisù servito nella moka e accompagnato da una tazzina di caffè, la zuppetta e il babà.

“Seguiamo la storia della cucina napoletana, che vogliamo conservare e trasmettere con i nostri piatti e anche attraverso queste divertenti lezioni - spiega Gianluca Amoroso – coinvolgendo i napoletani e i turisti, che potranno così ripeterli a casa loro. Regaleremo loro la ricetta del piatto prescelto condita degli ingredienti del nostro territorio”.

 

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9 maggio, Liberato. Intervista a Sarah Galmuzzi

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Liberato: 5 pezzi, 5 interviste a testimoni privilegiati.

Dopo tutto, è (stato il) 9 maggio.

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Sarah Galmuzzi, content specialist, blogger, ma anche acuta osservatrice dei “gusti” degli altri.
Tu, di Liberato e del suo anonimato, rimasto tale anche dopo il Concerto di ieri sera, che ne pensi?

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In tanti sul web, in queste ore, hanno associato Liberato alla scrittrice Elena Ferrante, trovo tuttavia che ci sia una profonda differenza tra i due modi di vivere questo anonimato: Liberato non si nasconde dietro l’elegante silenzio di una casa editrice, lui ostenta il suo cappuccio, è una preda che gioca ad essere rincorsa, è impregnato di quella stessa cultura che è già di molti writers: Liberato è un giustiziere di strada. Il suo personaggio e tutto il mondo attorno ad esso, mi ricorda molto il lavoro di un duo torinese, Botto&Bruno: la coppia di artisti concentra la sua produzione su cieli cupi e periferie urbane in cui la presenza umana è rappresentata solo da giovani incappucciati. Continua a leggere

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