WAPO: il ristorante Natural Food

gnocchetti

L’attenzione a ciò che mangiamo, a come lo digeriamo, a quanto ci fa bene, se ci fa ingrassare, è ormai tanta. Così come tanti sono quelli che per intolleranze o per scelte identitarie mangiano vegano, senza glutine, senza lattosio.

Così, per fortuna, aprono anche ristoranti nuovi, che interpretano queste nuove esigenze, come Wapo, a Piazzetta Fuga, il cuore del Vomero, con un nuovo menu dai tanti piatti originali adatti anche ai celiaci e con una offerta anche di pranzo completo a prezzi contenuti: il Wapranzo.

Comunque, ecco un pò di foto e il comunicato stampa. Tra breve, anche un reportage completo della serata!

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DA WAPO TAGLIATELLE PURPLE, GAMBERI IN SAUNA DI AGRUMI

E LIQUORE MASTICABILE

Rigorosamente fatti a mano, prevalentemente al vapore, con nomi creativi e afrodisiaci. Da Wapo Natural Food ecco serviti: Tagliatelle purple con melanzane, Gamberi In sauna di agrumi cotti al vapore di limone e serviti con maionese fresca al wasabi, Cannelloni nemici-amici con tartufo di mare e tartufo di terra; Gnocchi di ricotta katsuobushi dance con pancia di tonno.

Martedì 20 novembre alle 20 la presentazione alla stampa del nuovo menù, che vede protagonista la pasta fresca senza glutine insieme ad altri piatti “etici” frutto di una continua ricerca, che parte dalla tradizione mediterranea e si fonde con quella asiatica, salutari, gustosi, per tutti i palati. In tavola oltre a più di sessanta etichette di vini campani, l’acqua di Telese, dalle proprietà benefiche e curative.

Un tour “vaporoso”, sostenuto da un team di soci appassionati: Mario Rubino, ideatore del progetto, Paola Gravina, Ciro Cacciola, Simone Cavallo e Alessandro Castellano, l’architetto autore anche dell’originale design del locale. Un’oasi di comfort costruita impiegando tredici legni diversi tutti naturali, dove le sedute realizzate da Vincenzo Pappalardo sono ergonomiche e dove si può piacevolmente chiacchierare perché l’intero locale è insonorizzato.

“Ho ideato insieme ai miei soci un ristorante che offre una cucina gourmet e senza glutine – spiega Rubino – con prodotti a Km zero e materie prime selezionate, ma soprattutto gustosa, condita di sapori mediterranei e orientali e tanto divertimento”.

Nella cucina a vista, che si estende intorno a due enormi vaporiere, Chef Giovanni Gentile, ercolanense, formatosi nella grande scuola di Vico Equense, vulcanico come la sua terra d’origine, realizza piatti handmade: pasta fresca, grissini, pane tutti gluten free, senza interventi chimici e industriali. Carne, pesce, crudo, crostacei, verdure cotti anche al forno e a bassa temperatura. Si evitano i grassi superflui e nasce una cucina adatta anche agli sportivi-buongustai e c’è grande attenzione per i vegetariani, che possono trovare una vasta scelta di piatti come lo Yes smoking, un sigaro vegetale ripieno di parmigiana di zucchine, in acqua di pomodoro e Non ci resta che piangere: zuppa di cipolle appassite al vapore, in crosta di provolone del Monaco stagionato 12 mesi. Spazio anche ai dolci della casa, tra cui il Cioccolato blues e poi ancora una novità: il liquore masticabile. Dal 21 novembre Wapo allarga la sua proposta con due new entry: il Take Away, con alcuni piatti freschi preparati ad hoc e disponibili solo presso il dirimpettaio Bar Centrale 4.0. di Piazza Fuga, per venire incontro alle richieste di una clientela più veloce; e il WAPranzo, un piatto unico al prezzo speciale di 13 euro per gustare zuppe cucinate con prodotti di stagione, polpette di carne (o vegetariane) e una grande varietà di contorni.

Wapo Natural Food, Piazza Ferdinando Fuga, 9. Napoli. Aperti dal martedì alla domenica a pranzo e a cena, il martedì e la domenica solo per il pranzo

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Intervista ad #aggiungiunpostoinradio. Tema: genovese!

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Anche oggi ho avuto l’onore di partecipare con i miei consigli al programma di Titta Masi su radio CRC, Aggiungiunpostoinradio, uno spazio musicale e gastronomico che vi invito ad ascoltare ogni giorno dalle 11 alle 13.

http://www.scriveve.it/wp-content/uploads/2018/11/intervista.m4a

Io sono partita subito con un piatto che mi rappresenta: la genovese.

Da quella, ottima, di Luca Pastore alla Braceria Pastore che avevo assaggiato l’altro giorno in un pranzo di presentazione di un evento da non perdere: i festeggiamenti per i 50 anni della Macelleria Pastore che ha deciso di festeggiarsi con un evento benefico a favore del Santobone Onlus, lunedì 26 novembre alle 19, presso la medesima sede (della Braceria e  Macelleria). Presto, post dedicato con tutti i dettagli.

genovese7su7

La seconda, quella di Genovese7su7, un contest evento della durata di una settimana, dal 19 al 25 novembre, per celebrare un grande piatto di Napoli con le ricette classiche e le varianti disponibili in carta per una settimana, pranzo e cena, presso 55 locali cittadini che verranno presentati domani in una conferenza stampa all’Excelsior.

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La nuova drinklist dell’Archivio Storico: babà punch

La nuova drink list: tra le new entry anche il “Babà Punch”

Di Napoli, tutti lo sanno, adoro ogni cosa.

Eppure, spesso le trovavo “provinciale” per quello che riguarda l’offerta di bar e locali.
per fortuna l’Archivio storico ha colmato questo gap, e così, anche in inverno. Un ambiente elegante, un’atmosfera calda, e un cocktail “rassicurante” (che emana i profumi e sprigiona i sapori della nostra terra) sono gli ingredienti giusti per accendere le serate napoletane. La nuova drink list dell’Archivio Storico, ad opera di Salvatore D’Anna, bar manager della struttura, è pronta a riscaldare tutti i palati della città e ad alleviare dalle fatiche che il freddo e i frenetici ritmi lavorativi impongono.

A Napoli c’è sempre stata una cucina assai raffinata, che si era sviluppata soprattutto grazie ai Borbone, che favorirono una fusione fra la cucina napoletana e quella francese concretizzando dei risultati spettacolari e di gran gusto.


Una drink list in parte diversa dalle precedenti, il cui filo conduttore è l’energia dei sapori della tradizione. Cocktail pensati per raccontare a chi li degusta (in orario aperitivo domenicale, cena settimanale e post-cena) la storia, la cultura, le tradizioni della Napoli Borbonica e di quella moderna. Tra questi il “Babà Punch” ottenuto con Rum Jamaicano, Rum Speziato, Oleo Saccarhum, Pisto mix, succo di limone, the, cannella, arancia. Il punch è da sempre una presenza fissa della drink list dell’Archivio Storico. Questa versione partenopea della nota bevanda alcolica è nata da un’osservazione di Salvatore D’Anna che, curiosando nelle cucine del locale (che oltre ad essere premium bar, è anche ristorante) ha notato delle similitudini  tra la preparazione della bagna per il babà dell’Archivio Storico (il “Lazzarone”) e le tecniche di preparazione del punch.  “Ho da sempre avuto una grande ammirazione per la pasticceria e per i maestri pasticcieri napoletani – spiega il bar manager -, ho colto così l’occasione al volo e ho cercato di replicare il piacere che si prova nel gustare un babà al rum in questo punch. Qualche piccolo aggiusto qua e là (ad esempio far riposare zucchero e scorzette di agrumi insieme), la scelta del mix di rum (quello jamaicano si deve sentire) e della tipologia giusta di the, l’utilizzo delle spezie usate per insaporire i dolci della pasticceria napoletana come il pisto, e il Babà punch è pronto!”.

Altre new entry della drink list del locale – ispirate dai sapori, dalla cultura e dalla storia di Napoli – sono:

-        Il “Crisommola Negroni” con Jin  Aperol, Vermouth dry, liquore all’albicocca, Orange bitters;

-        L’”Espresso fizz” con Rum chiaro, liquore al caffè, zucchero, succo di limone, soda al caffè espresso;

-        Il “San Gennaro” con Scotch Whisky, Islay single malt whisky, Porto Rosso, Cherry brandy, succo d’arancia;

-        Il “Piennolo” con Vodka e Bloody Mary mix mediterraneo.

 

 

 

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Archivio Storico: l’unico cocktailbar col menu stellato

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All’Archivio Storico  arriva il menu stellato firmato da Pasquale Palamaro, e persino i I Principi Carlo e Camilla di Borbone scelgono l’Archivio Storico come location per i festeggiamenti del loro ventesimo anniversario di matrimonio.

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Palamaro, già chef  stella Michelin al ristorante “Indaco” del Regina Isabella di Ischia, che ora attraversa il mare per arrivare nella capitale del Regno delle Due Sicilie e firma come un Monzù dei nostri giorni il menu autunnale per “Archivio Storico”, realizzando una cucina Borbonica “di classe” che va ad aggiungersi a quello che è di fatto il vero Premium Bar della città.

A Napoli c’è sempre stata una cucina assai raffinata, che si era sviluppata soprattutto grazie ai Borbone, che favorirono una fusione fra la cucina napoletana e quella francese concretizzando dei risultati spettacolari e di gran gusto.


E a questi antichi ricorda che è dedicato alla cucina napoletana nobiliare il ristorante dell’ “Archivio Storico”, un locale che è riduttivo definire sia bar che ristorante, visto che è benissimo entrambe le cose.

La particolarità è che omaggia la cultura borbonica in ogni suo angolo: le sale principali sono dedicate ai Re Borbone delle Due Sicilie Carlo, Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II  e Francesco II (con le rispettive Regine) ed all’ultimo pretendente al trono, l’erede legittimo, Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone, Duca di Castro e Gran Maestro di tutti gli Ordini Dinastici.

Questo locale è già un punto di riferimento a Napoli e non ha bisogno di ulteriori presentazioni:  il patron Luca Iannuzzi - ideatore del progetto, attento conoscitore della storia del Regno delle Due Sicilie e Cavaliere di Merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio – lo ha reso un posto trendy nella movida napoletana di ogni età.

E con il gusto della sfida che lo contraddistingue ha riscoperto indagando nei testi dell’epoca e riproposto piatti storico, con l’ausilio di professionisti del gusto del calibro di Pasquale Palamaro, chef stellato che ha firmato il nuovo menù “di classe” dell’Archivio.

Il menù

4 antipasti, 5 primi piatti, 6 secondi, due zuppe, 4 dolci, due menù degustazione: tutte pietanze ispirate alla cucina napoletana di corte, riscoperte nei testi che parlano della storia dei Borbone e sapientemente reinterpretate dallo chef.

Ad esempio la “Parmigiana”, ricetta contenuta nel “Cuoco Galante” di Vincenzo Corrado (1733), che utilizzava le zucchine come ingrediente principale,  e poi ripresa Ippolito Cavalcanti che utilizzava invece le melanzane per assemblare la pietanza. Perciò nel menù dell’Archivio questo piatto diventa “Parmigiana di melanzane vista nell’Orto di Ippolito Cavalcanti” presentata da chef Palamaro in una finta melenzana.

Altro esempio, le zuppe: a Napoli non è sempre facile trovarne e qui in carta ce ne sono di ottime. Dunque, la zuppa di “mare” e gli gnocchi di patate sono due capisaldi della tradizione napoletana che formano un connubio perfetto nel piatto ideato dallo chef Palamaro, ovvero la “Zuppa di scampi con gnocchi di patate ripieni di mozzarella”.

Questo piatto, a differenza della parmigiana arriva prima di testa: un gioco di sapori sofisticato ed in crescendo arriva poi a tutti i sensi:

Ancora, un altro esempio di  ingrediente comune alla cucina di corte e a quella popolare: il pollo. Il “Pollo alla Marengo” (che nel menù dell’Archivio diventa “Pollo ruspante e gamberi rossi laccati su mais piccante ed erbe amare “) era un ricco e prelibato secondo piatto, le cui origini risalgono al 1800 quando Napoleone Bonaparte sconfisse l’esercito austriaco a Marengo e chiese a Dunand, il suo cuoco, di creargli un piatto che fosse buono e nutriente. Non avendo materie prime a disposizione, improvvisò una pietanza con ciò che riuscì a reperire nelle vicine campagne: un pollo, dei gamberi di fiume, qualche pomodoro, delle uova, del pane raffermo e del cognac. Napoleone, soddisfattissimo, richiese questo piatto a Dunand dopo ogni battaglia e divenne per il condottiero un portafortuna.

Infine il dolce, anche questo una finzione scenica degna dei migliori Monsù: un limone con cuore di cioccolato bianco, accompagnato da un passito.

Lo chef Palamaro è veramente una persona che mette nei piatti tecnica, passione e cuore, un concentrato di abilità e bellezza che diventa la “firma” dei suoi piatti.

Le novità del cocktail bar, invece, ve le racconto qui.

 

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