Zuppa di cozze: A Figlia d’ ‘o Marinaro e il giovedì santo

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La zuppa di cozze è buona sempre: un piatto antico, con ricetta che cambia da famiglia a famiglia e da cuoco. A Napoli è tradizione e mangiarla il giovedì santo, giornata dedicata allo “struscio” e ai Sepolcri. Una tradizione che nel tempo ha saputo innovarsi e diventare vero e proprio rito, celebrato dalle famiglie che la preparano a casa ma anche dai giovani  che si stanno organizzando per andarla a mangiare fuori.

In ognuno dei due casi il tempio indiscusso è: A figlia d’ o Marinaro, in Via Foria.

La signora Assunta Napolitano è cresciuta tra brodi di purpo e cozze la sua zuppa è un must, anche oltre il giovedì santo:

Via Foria il giovedì santo si riempie di turisti e cittadini, tutti intenti a chiedere la sua zuppa di cozze, arricchita di maruzzielli, polipo, scampo e un fragrante tarallo.

Ma soprattutto quello che non può mancare è il “rosso“: un olio piccante che accompagna tradizionalmente questo piatto, così come le freselle, che sono biscotti di grano particolari, che si usano per questa preparazione.

Da quest’anno la signora Assunta ha ben pensato di confezionarle anche per quanti vogliono preparare la zuppa di cozze a casa propria ma con la sua inconfondibile firma:

Ma A figlia d’o Marinaro non è solo zuppa di cozze:  con  una brigata nutrita e un personale di sala preparato e attento si può gustare davvero di tutto, da non perdere un altro piatto celebre e tradizionale: o brud e purp

Ma ogni piatto è davvero ben fatto: nn a caso questo ristorante è stato da poco insignito di un premio prestigioso: 70bestrestaurant

La cantina è invidiabile e ospitata in una sala exclusive: abbiamo gustato un rosso Ottouve, un Savignon bianco e un rosato serviti a temperatura ottimale e ben abbinati.

Anche se non nasce pizzaiola, la signora Assunta ha messo la sua inconfondibile firma anche sulla pizza, presentando una creazione inedita, la pizza con carpacci di pesce

Per Pasqua si è addirittura superata con una pizza Casatiello

Il consiglio è quello di varcare la soglia di questo ristorante

in ogni tempo e in ogni stagione: la varietà del menu, la qualità delle materie prime, il folclore ma anche la cura e l’attenzione verso un servizio di livello non potranno che accontentare ogni genere di cliente, facendo vivere la tanto desiderata “esperienza gastronomica” che taluni inseguono e che qui, tutto l’anno, è prassi.

 

 

 

 

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Peppovo alla Locanda del Profeta il 4 aprile

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Domani sera alla Locanda del Profeta, grazioso ristorante al centro città – Vico Satriano- alle 20,30 un appuntamento che anticipa la Pasqua e permette di conoscere una realtà produttiva di eccellenza: l’azienda agricola PeppOvo di Sora (Fr).

Protagonista quindi le uova, in una una serata di degustazione, organizzata in collaborazione con Laura Gambacorta, che vedrà protagoniste le pregiate uova di gallina di razza livornese dall’emblematico titolo “L’uovo rivelato”.

Lo chef-patron Simone Profeta propone un menu variegato per apprezzare le uova di Giuseppe Lecce, (PeppOvo, appunto!) che alleva 2800 galline di razza livornese con la tecnica del Free Range che consiste nel concedere ampi spazi vitali agli animali sia nel pascolo all’aria aperta sia nei ricoveri notturni.

Le uova delle “livornesi” allevate da Lecce risultano digeribili: nel pranzo di presentazione abbiamo potuto assaggiare piatti gustosi che ci hanno deliziato senza appesantirci. Ecco il menu della serata di domani, alle 20,30, con ticket di 40 euro e con posti limitati solo su prenotazione.

Il menu sarà:


Tartara di manzo con polvere di capperi disidratati, uovo di quaglia a occhio di bue,
salsa al basilico e lamponi
Uovo cotto a bassa temperatura con friarielli cotti in sottovuoto e successivamente
flambati, salsa di provola e tartufo nero
Paccheri saltati in padella nel lardo del guanciale, spuma di uovo, salsa al pecorino,
guanciale croccante e pepe di Sarawak
Filetto di manzo alla Bismark
Tiramisù
Gianduiotti
Pavlova ai frutti rossi

In abbinamento
Alta langa Docg 2013 “Limited edition” – Fontanafredda
Piodilei 2015 Chardonnay Langhe Doc – Pio Cesare
“La bella estate” 2016 Piemonte Moscato Passito Doc – Vite Colte

Un consiglio spassionato: prenoptate!

 

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Baroq: il bistrot giusto nel salotto buono della città

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A Napoli di Bistrot ce ne sono proprio pochi.

Lo pensavo proprio qualche tempo fa, tornando da un viaggio di lavoro, quando lessi questo bell’articolo sui bistrot napoletani e mi ripromisi di visitarli tutti. E poi, una presentazione stampa organizzata da Di Punto Studio, mi ha fatto finalmente varcare le soglie di questo locale, che si trova nel “salotto buono della città, in quella Riviera di Chiaia che è sempre stata passeggio di lusso, a pochi metri dal mare, in quello che è ormai un quadrato magico per la ristorazione cittadina.

Da Bistrot trovate tre cose già belle di per sé, mai viste insieme a Napoli:

  1. la migliore arte del Barocco Napoletana
  2. la cucina tradizionale nobiliare napoletana
  3. degli ottimi cocktail in stile napoletano.

E infatti:

quadri d’autore nelle mura  dell’antico Palazzo De Majo, commissionato nel XVIII secolo dalla famiglia De Majo a Ferdinando Sanfelice, al civico 6 di Piazza Vittoria. Gli spazi sono allestiti prendendo in prestito i materiali della terra partenopea, il tufo giallo e la pietra lavica, luce e ombre, i due volti di Napoli. Al centro del locale è stata recuperata una grata spalliera del XVII secolo in ferro e ottone dorato, elemento distintivo e quasi icona dello spazio che in passato ha ospitato una galleria di antiquariato.

L’arte è secondo me il punto forte di questo locale: l’idea di poter mangiare sotto un quadro di Luca Giordano per me è stata emozione pura.

Le mostre si susseguono con cadenza regolare, variando nella possibilità di ritornare e vedere nuove opere.

Poi ci sono i cocktail del resident barman Andrea Chiariello, che oltre a fare mixology, si comporta quasi come un alchimista, tra affumicature ed aromatizzazioni, proponendo cocktails classici e baroqtails di propria invenzione.

Ad un simile barman ci si affida. Ecco cosa ha scelto per me, creando un “Evelita”:

Ma i suoi virtuosismi sono stati davvero tanti, prima di passare al pranzo vero e proprio, in un tavolo conviviale che ha funzionato, nonostante il posto sia adatto, secondo me, a cene romantiche e piccoli gruppi.

A Baroq le indicazioni della cucina sono del monzù Antonio Tubelli, che si ispira alla cucina nobiliare napoletana. Non quella popolare, della tradizione più comune, conosciuta e casalinga e che tanto va di moda in numerosi locali napoletani nuovi.

Un’interpretazione diversa della storia napoletana, più vicina al Corrado, che non è immediata al palato, che può non piacere a tutti ma che ha il pregio di essere filologicamente corretta e riportarci indietro nel tempo.

Il menù di questa giornata è stato:

MENU COMMUNITY LUNCH

SMETANA (SALSA CON LATTE ACIDO E ARANCIA) CON BACCALÀ MARINATO AGLI AGRUMI

BOLLITO DI MACINATO DI VITELLO CON ORTAGGI IN SALSA DI FORMAGGIO

ZUPPETTA DI TORZELLE CON ZUCCHETTA NAPOLETANA STUFATA

TIMBALLO DI SCAMMARO

MOUSSE DI FICHI MOSCIONI SU BISCOTTO DI PASTA FROLLA

Il posto più bello per sentirvi  un moderno nobile napoletano, all’ora dell’aperitivo, di pranzo o di cena.

 

 

 

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4A di Guglielmo Vuolo

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Il lavoro sull’impasto, quello sul pomodoro. Guglielmo Vuolo è un innovatore, e presto si parlerà di lui anche in sedi universitarie. Nel frattempo, in bocca al lupo per la nuova apertura, domani sera Continua a leggere

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