Opera Pizzeria 2.0: la pizza a Salerno

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La mia vita è divisa nettamente a metà: una parte vesuviana e una di Costiera, un pò Napoli e un pò Salerno. Tutte le volte che esco a Salerno mi diverto tantissimo. Eppure, mancava una buona pizza “napoletana”. Nuove aperture estive stanno riportando proprio la migliore pizza al centro della città e l’apertura di Opera 2.0 ne è una conferma.

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In attesa di provarla nella prossima serata di presentazione alla stampa, lunedì 22 settembre, in cui sarà presente anche il pasticciere Ciro Poppella. Ecco il comunicato: come sempre, aspettate la recensione live ed il post!

Con la stagione estiva a Salerno è arrivata la buona pizza napoletana, servita in un locale giovane e dinamico, proprio sul lungomare della città campana.
Opera Pizzeria 2.0 porta a tavola un nuovo linguaggio, una seconda fase di sviluppo e diffusione, che nell’assecondare l’evoluzione non può far a meno di evocare la tradizione.
E con il progetto di sperimentazione Opera Pizzeria 2.0 del maestro pizzaiolo Vincenzo Procida e l’imprenditore Antonio Loria, la Tradizione incontra la Passione con una pizza napoletana nata dal pieno rispetto della più antica tradizione, da un blend di farine 00 e Tipo 1, una lievitazione di 48, ottenendo un impasto per una pizza digeribile e gustosa, cotta nel forno a legna artigianale tutto partenopeo.
Da sottolineare, la particolare attenzione alla qualità delle materie prime selezionate e attentamente ricercate tra i piccoli produttori campani, come l’accortezza nell’ utilizzare solo ingredienti di stagione.

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Taverna La Riggiola: la classe del centro città

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Trovare un ristorante di classe, in pieno centro di Napoli, nel “salotto buono” cittadino, fino a qualche anno fa era difficile. Oggi lo è di meno, ma comunque i posti giusti bisogna tenerli stretti e valorizzarli. Come La Taverna La Riggiola, in Vico Satriano, di cui sono stata ospite per la presentazione di un menu vegano e del nuovo menu stagionale, autunnale.

Un ambiente raffinato, elegante, con bei tavoli, bella illuminazione, un proprietario come Pietro Micillo, già titolare di un’azienda agricola, quindi vero conoscitore della stagionalità delle verdure, che vuole farti sentire a casa sua, trattandoti da ospite più che da cliente.

Lo chef Francesco Pucci che prova a giocare con gli ingredienti, ma nel loro massimo rispetto, visto che vanta un percorso professionale che lo ha portato ad approfondire le tematiche e le tecniche di cucina del veganesimo.

Così, abbiamo avuto il piacere di assaggiare un doppio menu: quello vegano e quello tradizionale con i sapori d’autunno, in un continuo rimando e confronto tra piatti vegani e piatti tradizionali dove mi sento di affermare che i vegani non sfiguravano assolutamente al cospetto di quelli tradizionali.

I piatti vegani qui erano declinati al meglio, lasciando le verdure in purezza, senza aggiungere lecitina, soia o tofu. Nel loro menu, molto attento alle intolleranze di vario genere, ci sono anche piatti per celiaci e le cotture sono fatte rispettando anche eventuali intolleranze al nichel.

Eccoci quindi il menu:

entreè di piccoli panini soffiati con ricotta di bufala e menta o di panini alla curcuma con melenzane sottolio

Poi nel vivo col primo antipasto non vegano: strips di seppia su crema di zucchine, dove comunque si sente forte la volontà di lasciare le zucchine in purezza e freschezza, accompagnando le striscioline di seppia impanate nel panko e fritte a regola d’arte.

Un tortino di talli e perle di zucca, che ho apprezzato moltissimo.

Il primo tradizionale è stato un caposaldo della cucina napoletana: le candele di Gragnano alla genovese, fatta a regola d’arte nonostante non sia stata così “tirata” come a volte succede. Digeribilità perfetta, gusto intatto.

A questo primo è stato seguito un altro primo “vegano”: tagliatelle con farina di canapa e spaghetti di fagiolini lunghi ai pomodorini gialli. Veramente ottimi.

I due secondi sono stati due sorprese, sia quella vegana che quella tradizionale.

Per la parte tradizionale, infatti, abbiamo assaggiato un annutolo, ovvero il cucciolo di bufalo maschio, che di solito ha vita breve perchè i bufali, oltre a quelli da riproduzione, non sono molto quotati, al contrario delle femmine, che servono per il latte.

Carne molto tenera, con contorno di friarielli.

Il secondo vegano è stato per me una vera sorpresa: rocher di fagiolo a formella con chutney di cipolla rossa. Una polpetta di fagiolo, buonissima, assolutamente insolita.

Il dolce è stato una camilla di carota viola con un’ottica crema al latte di cocco e vaniglia.

Consistenza insolito per un dolce che non aveva né burro, né uova, né panna, né addensanti altri da quelli delle fibre della carota viola.

La Riggiola è un ristorante da consigliare: per il buon rapporto qualità/prezzo, per il ventaglio di proposte che vanno da quelle tradizionali a quelle originali, da quelle vegane a quelle prive di lattosio, ma soprattutto è un luogo che può essere dell’anima, vista la cura di ogni particolare e di ogni menu.

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Cantine Mediterranee e Podere San Giovanni: a Galluccio con amore

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Galluccio è un delizioso comune in una terra bellissima, al confine tra Campania e Lazio, tra le province di Caserta e Frosinone.

Il sindaco, che ci ha accolto presso il Podere San Giovanni, Cantina con vigneti e produzioni in loco, ha spiegato che Galluccio ha lunga storia, che parte dal paleolitico e la proietta nel futuro, visto che la vocazione vinicola la rende luogo accogliente per il turismo enogastronomico.

A Galluccio il terreno è vulcanico: siamo alle spalle del Roccamonfina, di fronte l’Abbazia di Cassino; qui la terra è molto fertile, minerale, e contribuisce alla buona crescita delle viti e del vino DOC di omonima denominazione.

Siamo stati ospiti di questo bel territorio in occasione di una partnership tra due aziende vinicole: Podere San Giovanni, appunto, e Cantine Mediterranee, due aziende familiare ma ben assestate , che hanno deciso di trovare una strada comune per quello che riguarda  l’incoming di buyer internazionali con una visita ai territori di produzione.

Così, tutti a fare la vendemmia

e poi, proprio come da tradizione contadina, a festeggiare questa amicizia tra cantine e  buoni vini con un ricco buffet di accompagnamento preparato dallo chef Arfè dell’omonima gastronomia napoletana

Splendidamente organizzata dall’Associazione SpaghettiItaliani di Luigi Farina, la giornata ci ha permesso di visitare òle cantine e assaggiare gli ottimi prodotti dell’azienda vinicola:

la Spuma, ideale per l’aperitivo,

il Galluccio bianco accompagnato da formaggi e mieli dell’ottima azienda Mealitaly

il rosso con cui abbiamo pasteggiato

per poi concludere con i dolci di Cuori di Sfogliatella di Vincenzo Ferrieri.

Cantine Mediterranee e Podere San Giovanni: una partnership di gusto.

 

 

 

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MAME OSTRICHINA : IL RISTORO DEL CORPO E DELL’ANIMA

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Un nuovo locale, in pieno centro, ha aperto i battenti: Mame Ostrichina, ristorante ecosostenibile, che utilizza prodotti stagionali a basso impatto ambientale.

Non si riesce a stare dietro al fermento di questo autunno napoletano: molte aperture, in molti campi, dalla pizza ai cocktail bar, e non si può -purtroppo- partecipare a tutto! Quindi non mento e aggiungo che non ho avuto modo di provarlo eprsonalmente ma le foto e il comunicato sono talmente autoesplicative che non ho dubbi a sostenere che sarà una bella avventura!

Nell’attesa di passarci presto ve lo segnalo, che di novità gastronautiche il popolo dei golosi è sempre ghiotto!

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Con una speciale degustazione ecosostenibile è stato presentato alla stampa e alla città il primo spazio biodinamico di Napoli. “Ristoro per il corpo e per l’anima”: questa la parola d’ordine dellevento organizzato da Visivo Comunicazione per l’apertura del nuovo ristorante di Monica Neri Mame Ostrichina. Il nome è stato studiato con cura: Mame è il seme del fagiolo, richiamo ai cicli della terra, all’alimentazione sostenibile, all’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale. Ostrichina è un omaggio a Re Ferdinando IV di Borbone, che diffuse le tecniche di coltivazione delle ostriche in tutta Europa e tra i primi sovrani a portarle a corte. E così un’atmosfera afrodisiaca ha avvolto critici, giornalisti e blogger: ostriche per tutti gli invitati e i critici accorsi per raccontare la nuova avventura dell’imprenditrice napoletana. E poi proposte gastronomiche d’ispirazione mediterranea che abbracciano anche la cucina vegetariana ideate da Chef Fabio Borruso. In tavola vini biodinamici e birre artigianali. Un brindisi degustando la grande novità in fatto di food di questo autunno partenopeo: “sushi&susci” di Chef Alejandro Aguirre, che spazia dal sushi tradizionale a roll innovativi, fino a una linea tutta vegana da asporto. In menù spiccano: “Ceviche” tonnetto con mango e creaturine dell’orto, “Mazzarella” gambero rosso di Mazara del Vallo, guacamole, gelo di more, chips di riso, platano e batata, “SasCimi” salmone selvaggio marinato su batata in salsa di peperone, “SusCi dello Chef”, “Pollok alla diavola” astice, barbabietola al wasabi, purea di edamame e maionese di astice, “A tutta birra” affumicata a freddo di ricciola, crema di cipolla alla birra, funghi. Per dolce Fabio Borruso ha voluto fare un omaggio al fratello Antonio, chef stellato, proponendo un suo famoso dessert: la zuppa di pastiera napoletana. “Il Mame Ostrichina non è un semplice ristorante – spiega Monica Neri – è nato infatti un luogo anche spirituale e d’incontro, dove organizzare percorsi introspettivi, meditazioni della luna, corsi di scrittura autobiografica, incontri di gioia”.

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