Il 20 febbraio alla pizzeria Anema & Pizza di Arzano “Giochi d’Impasto”

locandina-Giochi-dimpasto-e1487177199521

Lunedì 20 febbraio alle ore 20,30 la pizzeria Anema & Pizza di Arzano (Na), in collaborazione con Laura Gambacorta, organizza “Giochi d’impasto”, una serata di degustazione in cui verranno proposte pizze realizzate con diverse tipologie di farina. A prepararle saranno Ciro Savarese, pizzaiolo-patron di Anema & Pizza, e il “tecnologo degli impasti” Salvatore Kosta, abitualmente ai comandi de La Grotta del Buono di Aversa ma per una sera ospite dell’amico Savarese.

Nel corso della serata ogni pizza verrà proposta con due tipologie d’impasto, il primo con farine di tipo 0 e il secondo con farine di tipo 1, in modo da consentire agli ospiti di effettuare un confronto e di esprimere le proprie preferenze. Due le pizze in degustazione: la classica per eccellenza, la Margherita con pomodoro San Marzano e mozzarella di bufala, e una novità assoluta, la Saint Marcel, che abbina sapientemente il gorgonzola al cucchiaio Carozzi al prosciutto crudo Saint Marcel etichetta nera.

Il percorso degustativo, che sarà accompagnato dalle birre artigianali umbre San Biagio, verrà chiuso in dolcezza dai gelati di Pina Molitierno di Vanilla Ice Lab.

 

Pubblicato in Food | Lascia un commento

50 panino: dopo 50 kalò e la nuova pizza, ora Ciro Salvo prova con l’hamburger

50 panino

Viale Elena o Viale Gramsci (lo chiamerete diversamente se siete napoletani o non) è una strada molto elegante, in pieno centro, ma un pò defilata. Scommetto che da adesso ritornerà ad essere una strada trafficata e incasinata quanto basta. Perchè?

Perchè è qui che Ciro Salvo ha aperto 50 PANINO HAMBURGERIA, un nuovo progetto che nasce dal sodalizio con Alessandro Guglielmini, a poche centinaia di metri dalla ormai celebre pizzeria 50 Kalò. Andare in un pub dove c’è Ciro Salvo significa mangiare il miglior panino in circolazione, inteso proprio come pane, che ha una ricetta esclusiva e infatti è risultato buonissimo, fragrante, profumato, come confesso di non avere mai mangiato.

E poi le carni: queste sono quelle di Io Sono la Chianina, storica macelleria di Napoli che rifornisce il locale di chianina, maiale nero casertano, agnello e pollo biologico. Le carni sono scelte e prodotte secondo tempi “slow”: ogni hamburger viene infatti preparato solo 24 ore prima per lasciar risposare le carni tritate e solo alla fine procedere alla pressa del disco, in modo da preservarne tutta la freschezza.

Nei nostri assaggi abbiamo provato un buonissimo panino con maialino nero, friarielli e provola e un altro con hamburger di chianina e crema di parmigiana di melanzane. Sublimi entrambi, qualcuno ha detto sapidi, per me veramente saporiti.

Da stasera potrete assaggiare l’intero menu di 50 PANINO:  14 panini (incluso il Vegano) ma anche polpettine di Chianina, ribs di maialino nero, tartare di Chianina e carpaccio di manzo sotto sale. In carta anche due piatti cult di Ciro Salvo: la frittatina di bucatini e i crocchè di patate. Ad accompagnare il panino ci sono una serie di contorni napoletani – dalla parmigiana di melanzane ai peperoni al gratin – e le patate fritte tagliate al coltello e servite con fonduta di formaggi, sbriciolata di nero casertano e guanciale croccante.

50 panino è esattamente come uno si aspetta un locale BELLO: è lussuoso, ma non intimorisce, è elegante, ma non mette a disagio, c’è la cucina a vista ma non si sente alcun odore di cucina, i tavoli sono spaziosi, le sedie e le poltrone comode, le luci soffuse ma che illuminano. Il bancone del bar che ti accoglie, sul modello di quelli dei grandi alberghi e dei locali nystyle; tutto intorno frigoriferi invitanti con vini e birre artigianali (italiane, olandesi, irlandesi, belghe, inglesi, tedesche, francesi e americane), qualche champagne e spumanti del territorio.

Direte voi, ma tu invece di dilungarti sui panini parli a lungo del locale?

Sì, perchè oggi ci sono ottimi posti che fanno buonissimi panini da asporto, ma questo è super perchè ti fa sentire accolto, coccolato, e pensato in ogni dettaglio, da ciò che bevi al contorno che scegli. Il posto giusto, insomma, per avere un’esperienza gastronomica eccellente e non solo per mangiare un panino.

Pubblicato in Food | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

Le origini del Falerno: Wine & Flight Villa Matilde

Schermata 2017-01-16 alle 11.31.57

Questa settimana su questo blog parliamo di vino, in occasione di alcuni eventi in città: questa sera, all’Aeroporto di Napoli alle ore 19.00 con un reading sulle origini del Falerno a cura di Marialuisa Firpo. Il Falerno decantato da Plinio, Ovidio e Marziale, tra storia e letteratura.

Marialuisa Firpo è designer e attrice, si è formata con il Teatro dell’Anima diretto da Dario Aquilina. Da novembre cura la direzione artistica di Hart. Un’arpa farà da sottofondo musicale e assaggeremo i vini di Villa Matilde.

Il Falerno del Massico di Villa Matilde sarà il grande protagonista di “Tradizione Italiana Cocktail Bar” all’Aeroporto Internazionale di Napoli per l’intero mese di Gennaio 2017: Wine&Flight è un mese per celebrare il vino più antico della Campania e d’Italia, elogiato dai più importanti critici internazionali, tra degustazioni guidate, reading e performance culinarie. L’iniziativa rientra nella programmazione di eventi promossi da Italian Food Tradition e Gesac – Aeroporto di Napoli nel Tradizione Italiana Cocktail Bar, il bar inaugurato un anno fa nel ground floor dell’Aeroporto dove sono protagoniste alcune delle più importanti aziende campane riunite nel consorzio Tradizione Italiana.

E torniamo al piccolo aneddoto da questo blog: al vino mi sono avvicinata da poco tempo e lo faccio in punta di piedi e grazie soprattutto a due donne: Teresa Caniato e Marina Alaimo. La prima volta che sono stata a una serata con abbinamenti è stato con Pizza e Franciacorta Contadi Castaldi da Luca Castellano.

La serata era organizzata per pochi addetti stampa da Teresa Caniato. La mia assoluta ignoranza in termini di vini mi fece dire che “sì, questo Franciacorta è proprio un ottimo spumante!”, guadagnandomi prima un’occhiataccia e una risposta seccata da Teresa e poi, alla mia aria sinceramente mortificata, un bel racconto sulle differenze dei vini, dei territori, dei metodi e le denominazioni (giusto per la cronaca, un Franciacorta è un Franciacorta, NON UNO SPUMANTE!).

Da allora sono stata a diverse verticali, a qualche salone, a curiosare in molte enoteche, a leggere parecchi libri. E stasera, in aeroporto, un nuovo viaggio nel vino: l’aereo non lo prendo, ma il Falerno sarà il mio veicolo per un viaggio nel tempo.

Pubblicato in Food | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Cap’alice: storie di vini e vigne

IMG_4075

Immaginate un territorio, tra Macerata e Ancona,  che somma a colline verdi l’aria di mare, fatto di piccoli paesi caratteristici.

Metteteci poi un produttore (Fabio Marchionni) che dopo la laurea in enologia e i viaggi di lavoro all’estero, ricerca le sue radici dedicandosi alla produzione del verdicchio di Matelica nella quale converge le esperienze contadine del luogo ed i saperi maturati personalmente in seguito al confronto con realtà di altri paesi.

E avrete così il Verdicchio di Matelica, protagonista giovedì 19 gennaio (a partire dalle ore 20) a Cap’alice, nell’ambito di Storie di Vino e Vigne, in degustazione verticale con le  annate 2006 – 07 – 12 – 13 – 14 – 15.

A raccontare il vino sarà appunto Fabio Marchionni, insieme a Marina Alaimo, ideatrice di questa serie di eno-incontri alla quarta edizione, al quale seguirà una cena.

Ma cos’è una verticale? E’ una roba per gastrofighetti o va bene anche per gli appassionati? E’ una serata adatta ai bevitori o anche ai (quasi) astemi? Mettere il naso in un calice di vino è davvero inebriante? Quanto si comprendono le differenze da vino a vino di uno stesso tipo se non sono un esperto?

Ecco, a tutte queste domande, rispondo dopo queste bellissime foto, che si riferiscono all’ultima serata di Storie di Vino e Vigne a cui ho partecipato:

Una verticale è una degustazione di 6 vini della stessa tipologia, in differenti annate e, a volte, di differenti produttori.

Le uve e i territori sono gli stessi ma il vino è diverso a seconda del tempo di invecchiamento, o anche di piccole differenze territoriali rispetto alle zone di produzione.

Mettere il naso in un calice è una bellissima esperienza: dopo un iniziale spaesamento, chiudendo gli occhi vi farete guidare ciecamente dai sensi e scoprirete di annusare davvero profumi di fiori, frutta, spezie che vi riporteranno a paesaggi immaginati, o lontani.

Non è una roba solo per appassionati: è una coccola, un piccolo viaggio, alla portata di tutti; non si beve “tanto” e quindi non occorre essere “abituati” a farlo per “reggere” una verticale. (Affermazione testata sul marito semi-astemio). E’ come un massaggio, una gita fuori-porta, un libro nuovo: un piccolo piacere da concedersi ogni tanto.

In particolare, con Storie di vigne e vino a Cap’alice c’è anche l’opportunità di fare questa esperienza in luogo napoletano “moderno”, dove ci sono ancora gli osti, ma senza l’invadenza un pò pesante di certe trattorie “di una volta”. I piatti proposti in abbinamento rivelano la mano felice e l’equilibrio tra passato e futuro che caratterizzano questo bel posto al centro di Napoli, una chicca per cultori.

Un’ultima cosa: i costi di una serata così organizzata sono abbordabili, ampiamente, a chiunque. Avvicinatevi al tavolo e al vino senza timore: Marina e i suoi “esperti” sapranno condurvi per mano, verso il mondo del vivo.

Pubblicato in Food | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento