Buonissimi 2018

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Venerdì 8 giugno c’è stata nel Palazzo di Città a Salerno la conferenza stampa di un evento che dallo scorso anno riesce a raccogliere fondi per cause nobili come quelle di stare vicino ai bambini  sostenendo il progetto di ricerca triennale denominato:“La Biopsia Liquida per la cura dei bambini con tumore”.

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Una festa in nome della vita che nasce da un gruppo di volontari e che cresce grazie alla partecipazione di oltre 100 artigiani del gusto, i quali allieteranno l’evento con creazioni culinarie esclusive, ma anche da artisti e musicisti di grande levatura.

L’evento si terrà il 18 giugno in un posto a me caro, le Rocce Rosse del Lloyd’s Baia Hotel di Vietri sul mare (SA) con il tema  ”Il Mediterraneo che unisce”.

“Durante l’edizione 2017 sono stati raccolti 58 mila euro, grazie ad oltre 100 artigiani del gusto, stavolta un altro piccolo esercito realizzerà una serata unica in nome del progetto di ricerca in oncologia pediatrica della Open Onlus.” Per partecipare all’edizione 2018 si potrà effettuare una donazione.

Gli artigiani del gusto di Buonissimi 2018:

Ristoranti:

Rendez Vous, 13 Salumeria e Cucina, Acquapazza, Agriturismo Valle Ofanto, Al Convento, Bifulco Bontà dal 1947, Bifburger, Bikini, Casa Rispoli, Cetaria, Crub, Degusta, Del Golfo, Emozionando, Evù, Gerani, Deposit0 Ristorante Contemporaneo, Il Ghiottone, Il Pacchero, Osteria La Bifora, La Cantinella sul mare, La Taverna del mozzo, Lloyd’s Baia Hotel, Locanda Rei Restaurant, Madìa, Masseria Guida, Masseria Roseto Cotroneo, Marina Yacthing, Oste e cuoco, Osteria Al Paese, Osteria Casale Ferrovia, Pascalò, Pastabar Leonessa, Pensando a te, Pescheria, Piovono zucchine, Punta Scutolo, Rosolino Corner, Taberna del Principe, Terrazza Fiorella, Triglia, Villa Chiara Orto&Cucina, Al Fogher.

Ristoranti senza glutine:

L’Agliara, Morgana Risto Pub.

Ristoranti stellati:

Antica Osteria Nonna Rosa, Casa del nonno 13, Il Buco, Il Mosaico Hotel Terme Manzi, Il Papavero, Il Pievano, Il Refettorio, La Capinera, Le Trabe, Osteria Arbustico, Osteria Già sotto l’arco, Palazzo Petrucci, Piazzetta Milù, President, Re Maurì, Il Comandante, Torre del Saracino, Veritas, Tenuta San Domenico.

Pizzerie:

Il Giardino degli Dei, 450 gradi, Carmnella, Da Zero Pizza e Territorio, Daniele Gourmet, Gorizia 1916, Madia, Pignalosa, Resilienza.

Pizzerie senza glutine:

O’ Pazzariello, Sara Palmieri.

Fritti e Sfizi:

Pellone, Agriturismo Corbella, Luigi Cippitelli, Olio&Pomodoro, Umbriaco Tavola Calda e Bottega.

Pasticcerie e Pasticceri:

Aliberti, De Vivo dal 1956, Mamma Grazia, Mignon, Antica Dolceria Pantaleone, Pepe Mastro Dolciere, Romolo, Sirica, Vignola, Dolciarte, Di Dato, Pansa.

Pasticcerie senza glutine:

Arienzo Senza Glutine.

Gelaterie:

Giallo Limone, Mr. Whippy, Citrus, La Compagnia del Gelato.

Bar&dintorni:

Emanuel Cafè, White Bar, Club Sigaro Toscano.

Ortofrutta:

Ortofresco Sabatino.

Aziende:

Brodo, Azienda Agricola Tenuta Chirico, Amaro Penna, Caciocavallo Impiccato, Mediterranea Olive, Società Agricola La Malvizza, Agriovo, OP Altamura, Accademia Trucillo, Alma de Lux Artigiani del gusto, Il Mondo senza glutine, Impresa Agricola Berolà, Casa Madaio, Casa del Parmigiano, Cillo Grill&Barbecue House, Il Salumaio Salumeria.

Panifici:

Malafronte, I Fornai, Mulino Bencivenga.

Frantoi:

Azienda Maria Manuela Russo, Azienda Agricola Trama, Frantoio Marsicani, Frantoio Torretta.

Birra:

Associazione Birra Campania, Matà-Craft Beer, Birra Valsugana.

Vino:

Consorzio Vita Salernum (Albamarina, Azienda Agricola Botti Carmine, Aziende Agricola Cicalese, Mila Vuolo, Casula Vinaria, Luigi Maffini, Luna Rossa Vini e Passione, Marisa Cuomo, Montevetrano, Verrone, Vini del Cavaliere), CON(SENSO)wine (Cantina Tagliafierro, Viticoltori Lenza, Tenute del Fasanella), Le Donne del Vino (Cerrella, Le Vigne di Raito, Terredora, Tenuta Cavalier Pepe, Cantine Martusciello), Azienda Agricola San Giovanni, Cantina Barone, Cantine Garofano, Cardone, Casebianche, Conti di Zecca, Orestiadi, Profragri, Rocca del Principe Barbot, Santacosta – Don Andrea, Sertura, Borgodangelo, Cantine Ciù Ciù, Adelina Molettieri, Cantine Risveglio, Cardosa, Filadoro, Gorghi Tondi, Regina Viarum, Tenuta Macellaro, Consorzio di Sicilia (Feudo Luparello), Nardone, Andreola, Cantine del Taburno, Bellaria.

La comunicazione è sempre affidata ai bravissimi amici di Rosmarino News.

 

 

 

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100 Montaditos al Centro Commerciale Campania

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Io non sono una gastrofighetta.

Vado in ristoranti stellati, in quelli di cucina innovativa, nelle osterie tradizionali, e anche nei fast food. Da quando sono mamma, poi, i fast food sono diventati anche un posto adatto a mio figlio e quindi li cerco doppiamente.

100 Montaditos è un format spagnolo che nasce dall’idea di preparare dei piccoli panini, da far assaggiare come tapas, e accompagnarle da una buona Cerveza, ovvero birra, tanto che il nome originale del franchising è proprio Cerveceria 100 Montaditos. 100 sono infatti le proposte di questi piccoli, fragranti e deliziosi panini e varie sono le birre, come questa che abbiamo assaggiato noi, l’altra sera, al Centro Commerciale Campania, dove ha aperto un nuovo ristorante della catena.

Così l’altra sera abbiamo provato una serie di panini, ma anche alcuni piatti, delle tapas tipiche spagnole che non avevo mai assaggiato da 100 montaditos, ma che rappresentano appieno la Spagna: paella, frittino misto, tagliere col celebre jamos iberico, ovvero prosciutto crudo, e huevos rotos con jamon, ovvero uova fritte, con patatine e prosciutto.

Ma torniamo alla Cerveceria e ai 100 montaditos:

Ne abbiamo assaggiati diversi, sia del tipo gourmet che di quelli speciali, classici, premium e li ho trovati tutti molto buoni: sia con tonno e pomodoro, sia che fossero con “tortilla de patatas” , salmone affumicato e pomodoro, che con salmone affumicato, cipolla croccante e guacamole, con salmone affumicato, crema di formaggio e cipolla rossa, con pollo, pancetta, pomodoro fresco e olio extravergine di oliva.

Il mercoledì esiste una particolare promozione per cui tutti i montaditos costano 1 euro e permette quindi di assaggiarne molti, o provare a degustare un’intera “collezione”, ovvero particolari abbinamenti di 4-5 panini, già consigliati.

Oltre a mangiare tanto e bene, abbiamo bevuto molto bene: prima una bibita a base di tinto de verano, ovvero di vino rosso e gazzosa, veramente dissetante, e poi, appunto, la birra.

Per chiudere abbiamo provato dei Montaditos dolci: anche per me sono stati una piacevole novità questi al gusto Oreo (ne esistono a 6 gusti) e devo dire che mangiare dei piccoli panini dolci mi ha fatto tornare bambina.

Da oggi, andare a fare shopping al Campania ha un’ulteriore attrattiva: mangiare un panino, bere una birra e sentirsi un pò in Spagna, viaggiando assaporando un panino.

 

 

 

 

 

 

 

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Macellegria: la steak house che non dovete perdervi!

Macellegria è proprio quello che ti aspetti dal nome: un’allegra macelleria. Solo che qui oltre a vendere un’ottima carne, proveniente soprattutto dal potentino e dall’Appennino lucano, qui si cucina anche, sia sulla griglia, con una bracista donna, che in cucina, coccolando la carne.

Macellegria ha importato a Napoli, ben 5 anni fa, quella che oggi è una tendenza e una moda: quella delle bracerie dove la carne la vedi al banco, la scegli e te la fai cucinare. L’intuizione di Donatella Bova è stata quella di importare un format che aveva conosciuto in Puglia, dove esiste la tradizione dell’ “arrusti e mangi“, ovvero le braci allestite in strada. Donatella, che in Puglia era finita perchè è stata una calciatrice professionista, ha così deciso di aprire un posto carino, a Fuorigrotta, che fosse macelleria e braceria, ma anche vera e propria cucina di carne, dove si preparano un rivisitato soffritto, la genovese, e i buonissimi contorni, alcuni dei quali abbiamo potuto provare in un pranzo festoso dove si celebravano proprio i cinque anni di Macellegria.

Il calcio è un filo rosso che lega Donatella, la carne e il locale, che infatti è tra i più amati dai calciatori del Napoli.

Il perchè, è presto detto: un menu ricco, vario, pensato per tutte le tasche e per tutti i gusti e le esigenze. Da Macellegria possono mangiare, infatti, anche i celiaci, che hanno braci a loro delicate e fuori trovano posto anche i cani, che qui possono sempre approfittare di una ciotola d’acqua.

Ma veniamo più direttamente a cosa ho assaggiato:

prima il sacchetto del contadino, ovvero pane caldo coi cicoli, formaggio e pepe, frittatine di pasta e patate, veramente ottimo.

Poi un antipasto del menù estivo, un piatto che pure è di gran moda in questi periodi, una battuta di carne al coltello “mediterranee” di podolica, che ho trovato squisita: a me la carne cruda piace ma questi due tipi (una con capperi e cipolla, l’altra con le olive, erano davvero gustosi, con un ottimo bilanciamento di sapori.

Alla griglia abbiamo assaggiato prima delle specialità regionali che creano un ponte ideale con il Regno delle Due Sicilie: “bombette” pugliesi, siciliane e anche nella versione campana con i friarielli, la “appanata”, la cotoletta palermitana cotta sulla brace, caratteristica per la panatura senza uova, con pecorino, pepe e aromi, i classici spiedini, quelli impanati alla trapanese e poi una specialità catanese, la cipollata: cipollotto e caciocavallo, avvolti in carne di maiale.

Questi piatti sono una particolarità che non si trova in carta facilmente a Napoli: io le avevo assaggiate in Puglia e devo dire che il sapore è lo stesso; quanto alle classiche cotolette alla palermitana – molto usate anche in Calabria e quindi nella mia famiglia – sembrano un piatto semplice, ma non lo sono, visto che la carne (qui unta nel grasso di maiale prima dell’arrostitura) deve risultare umida e succosa anche dopo essere stata arrostita.

Infine, gli hamburger regionali a punta di coltello anche per celiaci, come quello “borbonico” con pesto, stracciata di mozzarella e pomodorini, anche questi un omaggio estivo, con un buon contrasto tra freschezza e temperatura, diversi dai classici hamburger.

Discorso a parte merita la “Signora” fiorentina accompagnata da cappuccia saltata condita con aglio e olio (anche la verdura buonissima): un cigno di carne, accompagnato da una piastra rovente per decidere il grado di cottura della carne e terminarne la cottura direttamente a tavola.

Una menzione meritano le chips di patate: anche queste sono diventate una moda e sono frequentemente in carta. Bè io non ne ho mai mangiate di così leggere e ben fritte, nonostante giri tanti locali.

Il dolce, semplice ma buonissimo, permetteva ugualmente di essere personalizzato: un fondant di cioccolata calda, con biscotti di pasta frolla e frutta da intingere.

Una squadra femminile, ben rodata, che accoglie con un sorriso e con voglia di far stare bene tutti, sia a cena, che a pranzo, quando il menù ha pochi piatti, a prezzi contenuti che lo rendono adatto anche ad una pausa pranzo o a un lunch di lavoro.

Insomma, venire qui significa decidere di mangiare carne, di mangiarla bene, di spaziare dalle ricette classiche a quelle regionali, significa decidere di fare una scelta di gusto che consiglio anche con un pizzico di orgoglio femminile: mai visto tante donne, dalle braci alla direzione, dalla sala all’accoglienza far girare un locale con così grande competenza, amore e attenzione.

 

 

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9 giugno 2018: Faccio un giro in Tram. Liberato visto da un collega: Lello Tramma

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 lellotrammaLello Tramma è un musicista davvero, speciale, non solo per quello che è il prodotto creato, ma soprattutto per la conoscenza ampia e diffusa che possiede della musica, passata e presente. Cantautore con una formazione musicale imponente. Persona istrionica e complessa, ma che mette tutti a proprio agio.

faccioungirotramDopo più di quattrocento concerti con la sua Band Palcoscenico, debutta con il suo primo album da solista: Faccio un giro in tram” e il 9 giugno con un concerto (peraltro gratuito) nella sua cittadina natale, Frattamaggiore. Si dà il caso, però, che il 9 giugno a Milano ci sia il secondo concerto di Liberato. E allora ho proposto a Lello Tramma di raccontarmi che ne pensa di Liberato (oltre che di raccontarmi del suo album)

1 Lello Tramma, cantautore, musicista, conosciuto sulla scena napoletana come raffinato autore. Tu di Liberato come “progetto che pensi? E del live a Rotonda Diaz?

Grazie per il raffinato autore. A me Liberato, piace, e mi interessa ben poco se è considerato un progetto a tavolino, è solo marketing e comunicazione. Mi piace perché, innanzitutto ha delle basi musicali da “paura”, (ho ascoltato alcuni brani in studio a volumi belli alti, e devo dire che la struttura musicale trasmette belle vibrazioni). I testi riecheggiano un po’ quel sentimento spicciolo, di lui e lei che si lasciano poi si prendono per poi rilasciarsi, e questa cosa mi diverte. Forse già qualcuno ha detto che non ha scritto niente di nuovo, perché sembra una copia di Nino D’Angelo. Ma che ben venga. Molti giovani potranno conoscere Nino D’Angelo. (ho visto un’intervista in cui dei ragazzini credevano che un pezzo di Pino Daniele Fosse suo). Questa è la dimostrazione che grazie a questo nuovo modo di fare spettacolo (perché Liberato non è altro che la spettacolarizzazione di una Napoli “napulegna” verace, senza filtri) molti giovani hanno la possibilità di scoprire, appunto Pino Daniele o Nino D’Angelo.

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2) Che ne pensi del dibattito che si è creato intorno a Liberato, a Napoli e anche a tutta la produzione mediatica connessa?

Mi piace anche tutto il dibattito che si è creato in torno al fenomeno. Addirittura hanno scomodato teoria sociologiche di comunicazione per spiegare tale fenomeno, questa cosa mi fa sorridere e allo stesso tempo riflettere sul fatto, che oggi la musica è passata in secondo piano. In primo piano c’è la forma non il contenuto. È importante sapere che i video fanno milioni di visualizzazioni. Anche se i video di Liberato sono belli, ma sempre con la stessa fotografia, da Lettieri adesso vogliamo il salto di qualità.

Non voglio dilungarmi sulle teorie per la riconoscibilità di Liberato. L’ultima quella del carcere di Nisida è davvero fantastica, e se davvero fosse così, allora chapeou.

3) Che ne pensi del concerto del 9 maggio? 

Il live sul lungomare è stato davvero impressionante, migliaia di persone hanno affollato rotonda Diaz e tutte le zone adiacenti, ci sono stati ragazzi partiti da Milano e Palermo, e questa cosa è bellissima, lasciami passare questo pensiero, almeno per una volta a Napoli si è creato un evento di carattere nazionale, senza che ci fosse un management e ufficio stampa da milioni di euro. Tutto questo facendo infuriare gli addetti ai lavori. Ci sono state critiche per l’audio, ma anche questo succede sempre per i grandi eventi.

 

4) Ci conosciamo da molti anni e allora una domanda scorretta me la posso permettere: Liberato è più un meomelodico mascherato da autotune, un trap o un’operazione commerciale?

Questa non è per niente una domanda scorretta! Oggi grazie a questo genere tutti conoscono l’autotune, fino a qualche anno fa, era un segreto dei fonici e produttori, parliamo di un plug-in (software usate nell’hardisk-recording) che viene usato per intonare la voce dei cantanti stonati, (detto in termini molto semplici) e quasi c’era una sorta di vergogna di mettere in pubblico l’utilizzo di tale software. In alcune parti delle voci è simpatico, è come mettere un effetto sulla chitarra, quindi in questo caso si considera la voce come uno strumento. Anche in passato è stato usato da artisti come Cher e Duft Punk.

A me non fa impazzire particolarmente, anzi dopo un po’ mi annoia profondamente e diventa molto fastidioso. Ma questo è un mio gusto, se per centinaia di migliaia  ascoltatori funziona, vuol dire che è un mio limite nel digerire questo tipo di ascolto. Anche se ripeto a non piace.

Poi di meomelodico, sento e leggo ben poco.

Potremmo forse accostare liberato ad un cantante neomelodico solo per la scrittura dei testi,  ( cioè descrivere alcune realtà dei quartieri del centro di Napoli e provincia, l’amore attraverso le note vocali di whatsapp, con una variante, l’utilizzo dello slang dei giovani e di alcune parole inglesi, anzi forse le uniche che si conoscono. E con questo ho risposta anche all’ultima domanda (risate a crepa pelle).

Ovviamente se per neomelodico si intende, quel cantante o cantautore che si ispira in chiave moderna alla canzone di tradizione napoletana.

4) Infine, last but non least, quanto ha contato nel suo successo la lingua napoletana contaminata da quella inglese?

L’unica cosa che non condivido e non lo farò mai, sono alcune scene dei video.

In  quasi tutti questi piccoli corti, che messi insieme,  prima o poi diventeranno il film di Lettieri, non mi piacciono le scene dei ragazzi in scooter senza casco, che sfrecciano nei vicoli dei quartieri e sul lungo mare. Non è morale, ma da motociclista, boccio questa scelta. Oggi  si muore ancora (tutti i giorni) a causa di incidenti anche banali, solo perché non si indossa il casco. Quindi caro Liberato e Lettieri, oltre a godere di questo successo, nei prossimi video lanciate un messaggio forte: mettete i caschi in testa ai Napulegni.

La domanda importante da porci è:

Perché molti giovani subisco la fascinazione dei personaggi misteriosi?

Perché il mistero è sempre così attraente?

Senza dilungarmi troppo sulle migliaia di teorie che cercano si spiegare ciò, chiudo dicendo che certi fenomeni non vanno spiegati ma vanno vissuti e se Liberato ha tanti fans, vuol dire che il suo messaggio è rivolto al cuore di queste persone. Chi continua a criticare negativamente e continua a dire: ma chi è questo? é un suo problema, soprattutto se si tratta di esperti di comunicazione , critici musicali e musicisti.

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5) Un’ultima domanda, che poi è anche, forse, la più importante, di che parla il tuo nuovo disco?

Faccio un giro in Tram” è un album composto da dodici brani, prodotti artisticamente da Lello Tramma. In questo primo lavoro da solista, si avverte il bisogno di raccontare le proprie esperienze ed emozioni da un punto di vista più terreno, romantico/autobiografico e di denuncia sociale. Nei brani emerge che col tempo si acquisisce un’abilità maggiore nello scrivere e soprattutto limare i testi. C’è il coraggio di scrivere cose meno sofisticate e criptiche, che tutti riescono a vivere in prima persona ed a identificarsi.

Il titolo dell’album è esemplificativo: Faccio un giro in Tram, è un viaggio all’interno della “vita di Lello”: del proprio vissuto e di tutto ciò che lo circonda. La metafora del tram (mezzo pubblico elettrico e Tram abbreviativo dello stesso cognome Tramma) che non ha bisogno di combustibile per muoversi e non a caso indica la volontà di continuare a viaggiare e raccontare i cambiamenti strutturali e sentimentali delle città, partendo dalla provincia, area cosmopolita con milioni di abitanti, usi e costumi propri. Un mezzo, il tram, che non inquina, non è rumoroso, ma allo stesso tempo imponente e funzionale.

Il disco è stato scritto tra i tanti tour con la band e viaggi personali, tra l’Italia, la Svizzera, la Germania, il Belgio, l’Olanda, la Francia e la Spagna.

Caro Lello, è stato un piacere averti ospite qui e continuerò a seguirti e a rincorrerti proprio per dimostrare quante voci a Napoli, in campo musicale oltre che di pensiero.

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