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All’indomani della conclusione del contest organizzato con Giustino e Teresa, volevo scrivere un post su questa mia esperienza e su quelle “esperienze” che i vincitori faranno grazie ai produttori che ci hanno creduto.

Ma ho voluto aspettare l’uscita di “Report”.

L’ultima puntata di Report  infatti, riporta tutta la questione al “via” del gioco “mediatico” da cui siamo partiti. Quasi un anno fa tutti giornali e i servizi erano concentrati sulla “terradeifuochi”, poi c’è stato l’attacco al caffè napoletano ed ora alla pizza. Non so quanto queste trasmissioni siano “studiate” per fare audience o siano in buona fede, ma una cosa è certa: anche se l’idea di “vigilare” sulla correttezza della preparazione degli alimenti è giusta, e di garantirne il “buon nome”, creare allarmismi non è giusto. Così com’è avvenuto per la contaminazione dei territori infettati dalla camorra, così com’è avvenuto per le macchine del caffè, la domanda interessa gli amanti e i conoscitori del cibo e insieme i professionisti della comunicazione. Infatti, la vera domanda è “come tutelare, valorizzare e comunicare il nostro patrimonio eno-gastronomico?”.

E’ da questa domanda che sono partita in questa avventura perchè  sintetizza i 2 aspetti fondamentali della mia vita: quello di food-lover e web communicator. Insomma, parlando come mangui, sintetizza il mio essere una persona che ama (troppo) il cibo e il fatto che lavoro nell’ambiente della comunicazione.  La questione è questa: posso fare qualcosa per la mia terra e le sue risorse ricordando che queste sono sia il segno di un grande legame d’amore tra artigiani e terre di provenienza, sia una possibilità di ripresa economica per il futuro?

Nell’attesa di trovare le migliori risposte, non voglio essere campanilista, ma solo campana: non voglio difendere a tutti i costi dei prodotti di scarsa qualità e voglio essere tutelata, insieme a mio figlio, rispetto a ciò che mangio. Ma nemmeno voglio che questa rinascita enogastronomica che sta portando anche ad una crescita turistica e ad un rilancio culturale, sia arrestata da allarmismi inutili. La pizza e le pizzerie, per esempio, sono in un momento di gloria: basta guardarsi in giro, nel web e nella Regione, per notare quanto fermento e quanta competenza ci sia, nella lievitazione, negli impasti, nella ricerca delle migliori soluzioni per la “nuova” pizza napoletana, buoan e digeribile (basti pensare ai Salvo, a Coccia, a Pepe ealle altre eccellenze). Analogamente, questo riguarda la cucina tradizionale, le preparazioni tipiche ecc.

#terradifuoco è stata un’idea per parlare di tutto questo e ha trovato un gruppo con 500 persone interessate alle tematiche di una “buona” comunicazione. Mi è dispiaciuto che una manifestazione sulla comunicazione dell’enogastronomia come Appetite non abbia avuto un panel su questo e spero che nel prossimo Mediterranean Cooking Congress se ne parli. Ma, soprattutto, oltre ai meravigliosi giurati che ci hanno accompagnati e che ringrazio con menzione particolare a Nunzia Gargano, spero che i foodblogger e  tutti coloro che amano e si interessano di cibo trovino l’equilibrio e l’amore per parlare di questa terra e dei suoi prodotti.

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